Notizie, itinerari e informazioni utili sul Parco delle Capanne di Marcarolo

I MIGLIORI SENTIERI DA PERCORRERE A PIEDI O IN BICI

I MIGLIORI SENTIERI DA PERCORRERE A PIEDI O IN BICI

Il Parco delle Capanne di Marcarolo offre un reticolo di percorsi ideali per entrare in contatto con la natura e poter godere di panorami da favola stupendosi alla vista di un fiore selvatico o di un pascolo. Il numero di coloro che scelgono una vacanza per il desiderio di ritrovare il contatto con l’ambiente naturale, senza code in autostrada e lontano dai disagi del sovraffollamento, è in costante aumento in questi ultimi anni. La scelta migliore per gli appassionati di escursionismo o per i turisti che scelgono una vacanza “verde” è la rete sentieristica del Parco delle Capanne di Marcarolo che presenta ben 9 percorsi naturalistici con punti di arrivo motorizzato e di partenza da percorrere a piedi, a cavallo e in mountain bike.

Ogni sentiero del Parco delle Capanne di Marcarolo sul territorio è segnalato con i segnavia della Federazione Italiana Escursionismo ovvero simboli geometrici gialli mentre sul web e sulla guida ‘”Il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo – Un invito alla scoperta lungo i suoi sentieri’ , ogni percorso è contrassegnato da una lettera dell’alfabeto corrispondente al punto di partenza e a un numero specifico. L’itinerario più frequentato nel Parco ‘Capanne di Marcarolo’ è quello che porta al Monte Tobbio, cima con un’altitudine di mt. 1092 dove si può godere di una vista a 360° sulle valli circostanti e sulla pianura alessandrina. Il percorso A2 che parte dal Valico degli Eremiti per raggiungere il Monte Tobbio ha una difficoltà abbastanza elevata ed è consigliabile per gli escursionisti che in 3,81 km possono attraversare il versante settentrionale più severo del monte Tobbio con larghi tornanti e aspre zone di prateria intevallate da balze rocciose.

Il valico degli Eremiti è il punto di arrivo anche di un altro splendido itinerario che parte dal Lago Inferiore della Lavagnina (segnavia due stanghette di colore giallo) dove gli ambienti rocciosi, boschi rovere, sorbo montano, castagno e nocciolo lasciano poi il posto alle acque dalle tonalità smeraldo del torrente Gorzente e ai colori calde delle rocce. Lo spettacolare ambiente circostante rende ancora più piacevole questa passeggiata di 6,86 km che, contornando i laghi, va a risalire il Gorzente ed il suo immissario Rio Eremiti.

Il sentiero, però, preferito dagli amanti del trekking soprattutto nei fine settimana primaverili ed autunnali è il percorso che dal Valico degli Eremiti arriva al Passo della Dogliola(mt. 856). L’ampia sella erbosa spazzata dal vento che mette in comunicazione la valle del Rio Lavezze con i bacini del Rio Vergone – Gorzente è il punto di arrivo di questo itinerario molto suggestivo soprattutto per gli scorci paesaggistici che offre sulle valli circostanti e sulla pianura alessandrina.

Un percorso, invece, sconsigliato in estate ma perfetto da percorrere in inverno è quello che parte da Ponte Nespolo e arriva al Passo della Dogliola: l’itinerario, infatti, è completamente esposto a meridione e durante il percorso c’è sempre il sole. Sempre dal Ponte Nespolo si può scegliere anche l’itinerario che porta al Lago Bruno: questo percorso, a differenza dell’altro, è molto praticato in estate perchè il sentiero viene utilizzato per raggiungere le molteplici pozze del torrente Gorzente. Il sentiero di 4,97 km parte dal tornante poco oltre il Ponte Nespolo (quota 507 mt.), costeggia il torrente Gorzente, molto frequentato dai turisti in cerca di refrigerio, e continuando in lieve salita si giunge infine alla diga dalla cui sommità si può ammirare il Lago Bruno (mt. 660).

Gli altri percorsi del Parco delle Capanne di Marcarolo attraversano la Strada della Colma (lungo percorso su strada sterrata da percorrere a cavallo o in mountain bike) per arrivare al versante settentrionale del Monte Colma e ammirare il bosco e le numerose cascine o per giungere in vetta al Monte Tobbio. Ci sono itinerari possibili per attraversare il Parco delle Capanne di Marcarolo anche partendo da Capanne Superiori di Marcarolo: bell’itinerario, frequentato soprattutto in primavera ed autunno, che consente di poter raggiungere la diga del Lago Bruno, la costa Lavezzara e il bacino Rio Badana con un interessante scorcio panoramico.

Insomma, il Parco delle Capanne di Marcarolo si può visitare in qualunque stagione a patto di essere equipaggiati nei minimi particolari soprattutto d’inverno. Il periodo migliore, però, per trascorrere una giornata immersi nella natura incontaminata è sia in primavera quando si possono ammirare le fioriture e qualche animale che si risveglia dal letargo che in autunno passeggiando tra i boschi di faggio, di castagno o di rovere.

IL SENTIERO CIRIMILLA CHE CONDUCE AL MONTE PRACABAN

IL SENTIERO CIRIMILLA CHE CONDUCE AL MONTE PRACABAN

Tra gli itinerari più frequentati e più suggestivi del Parco delle Capanne di Marcarolo troviamo il sentiero che conduce al Monte Pracaban, monte della valle Stura situato al confine tra i comuni liguri di Rossiglione e Campo Ligure e il comune di Bosio in Piemonte. Il versante ligure del Monte Pracaban fa parte del SIC (sito importanza comunitaria) dal 2009 che è stato poi denominato “Praglia – Pracaban”, mentre il versante piemontese fa parte del Parco naturale delle Capanne di Marcarolo. Il percorso, quindi, per raggiungere il Monte Pracaban può partire sia dalla località Cirimilla (vicinanze Lerma) che da Campo Ligure. In entrambi i casi, il percorso presenta un buon manto stradale e sentieri abbastanza agevoli da percorrere sia in trekking che in mountain bike.
La partenza dell’itinerario che ha luogo in località Cirimilla prevede un tratto breve su asfalto per poi lasciare spazio a una faticosa risalita in fuoristrada verso il Monte Pracaban durante la quale la strada sterrata si alterna con percorsi nei boschi e panoramici tratti scoperti che col prendere quota diventano sempre più frequenti. Per arrivare alla vetta del Monte Pracaban (mt. 946), in prossimità della località La Colma, il sentiero non è sempre agevole e se si percorre in bici occorre fare un ultimo strappo in salita per giungere ad un erboso e panoramico pianoro finale. Il percorso lungo la strada della Colma è facilmente percorribile a cavallo o in bici ma è sconsigliabile a piedi a causa della lunghezza. Arrivati in cima al Monte si può scegliere di percorrere una traccia di sentiero che scende verso la sottostante vallata e arrivare su una strada sterrata dal fondo compatto che porta a Cirimilla oppure optare per l’itinerario variante ad anello della zona dei Laghi del Gorzente (suggestiva località molto selvaggia da cui è facile raggiungere anche un noto rilievo della zona, il Monte Tobbio).
Per chi, invece, vuole arrivare al Monte Pracaban partendo da Campo Ligure, può raggiungere la città in auto percorrendo la A26 Voltri – Gravellona Toce (uscita al casello di Masone). Si può lasciare l’auto nel centro del paese (anche se non è facile trovare posto) o percorrere la provinciale e nei pressi del Municipio si può trovare un grande parcheggio: il sentiero per il Monte Pracaban ha inizio nel centro del paese esattamente da via Minzoni dove su un muro sono presenti le indicazioni al Monte con il segnavia X giallo. Dopo qualche tornante in salita, il percorso si trasforma in un bel sentiero dove è possibile ammirare antiche mulattiere e divertirsi con ponti e trampolini di legno per salti con bici e moto. Il sentiero, dopo Rossiglione, diventa molto ripido (stiamo a quota 650) per poi trasformarsi in una salita dolce verso il monte Bellavista (c. 860). Il sentiero attraversa ampi tratti di bosco tra esemplari di rovere (Quercus petraea) e sorbo montano (Sorbus aria); più avanti si possono trovare boschetti di faggio (Fagus sylvatica), alternati a spazi aperti che offrono una veduta panoramica delle praterie finali che conducono alla vetta del monte Pracaban. Nelle giornate limpide, lo sguardo riesce a spaziare dai vicini rilievi del Monte Tobbio e del Monte delle Figne al Mar Ligure fino all’arco alpino. Dalla cima per scendere bisogna seguire la traccia verso ovest che dopo 10 metri porta a delle paline in legno: sempre verso ovest con il segnavia X gialla e cerchio giallo vuoto sono indicati rispettivamente i sentieri per Campo Ligure e per Rossiglione. L’escursione al Monte Pracaban è piacevole e non molto impegnativa ma si consiglia di praticarla in giornate terse sia per godere della vista mozzafiato dalla cima del Pracaban che spazia dalle Alpi Liguri e Marittime fino al Gruppo del Rosa che per non perdersi vista la carenza di segnavia.

I MONTI DEL PARCO NATURALE DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

I MONTI DEL PARCO NATURALE DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

Il parco naturale delle Capanne di Marcarolo è un angolo di paradiso, perfettamente incastonato tra la montagna e il mare, nella provincia sud di Alessandria che confina con il territorio ligure.
Situato a soli 40 km da Genova e facilmente raggiungibile con l’auto attraverso nove punti d’ingresso, il Parco regala variopinti panorami e la possibilità di immergersi totalmente nella natura, lontani dal traffico e dal caos metropolitano.

La vasta area, è un altopiano situato sull’Appennino ligure-piemontese, e si trova ad una decina di chilometri di distanza dal mare, la cui vista dalla Punta Martin si scorge dalla cima del monte Tobbio, il massiccio più significativo del Parco.

I circa 8000 ettari di estensione del Parco Naturale Capanne di Marcarolo comprendono molte montagne con altezza compresa tra i 700 e i 900 metri sul livello del mare, che arrivano fino ai 1.170 metri di altitudine del Monte delle Figne.

Dalla vetta di alcune di esse, la vista può spaziare tutto intorno a 360°, abbracciando la corona formata dalla catena delle Alpi da un lato e il Golfo Ligure dall’altro lato. Guardando verso nord-ovest, si scorge invece, il complesso della Colma che si affaccia sulla zona di Ovada.

Il Parco Naturale è inserito in un complesso noto come “gruppo di Voltri” e comprende diversi comuni della provincia di Alessandria come Bosio, Casaleggio Boiro, Lerma, Mornese, Tagliolo Monferrato, Voltaggio. Tra le principali montagne del parco si ricordano il monte Pracaban (946 m), il monte delle Figne, i monti Taccone (1113 m) e Leco (1072 m), collocati nei pressi dei confini meridionali del parco, e il monte Tobbio. Geologicamente il territorio è caratterizzato dalla prevalenza di ofioliti, una composizione rocciosa costituita da serpentiniti e serpentinoscisti.

Per gli amanti del trekking e delle escursioni naturalistiche, si consiglia di seguire il sentiero che porta alla salita del monte Tobbio, con i suoi 1100 metri di altitudine caratterizzati da versanti spogli e scoscesi.
Il monte si trova proprio al centro del Parco naturale Capanne di Marcarolo ed ha una caratteristica forma piramidale. Esistono diversi sentieri che si possono intraprendere per partire alla scoperta di questa montagna, con lunghezza e gradi di difficoltà variabili, adattabili alle diverse esigenze di chi affronta la scalata.

Il percorso più breve parte dal Valico degli Eremiti, facilmente raggiungibile in auto, mentre quello più ricco e completo parte dai Laghi della Lavagnina e sale lungo la valle del Gorzente. Suggestiva e magica risulta l’escursione natalizia, organizzata in notturna tutti gli anni, nel giorno di Natale.
La vista che ci aspetta al termine dell’escursione ripaga delle fatiche della scalata, lo sguardo spazia, e davanti ai visitatori si palesano le Alpi Liguri, le Marittime e le Cozie, la Pianura Padana, gli Appennini, il Monte Figne e i laghi del Gorzente e in lontananza la Madonna della Guardia. Pare che in giornate particolarmente limpide, la visibilità si spinga fino a scorgere i monti del Trentino e uno scorcio della Corsica.

Una volta raggiunta la cima, oltre godere dello spettacolare panorama si può visitare la piccola chiesetta costruita nel 1897 e dedicata a Nostra Signora di Caravaggio nella quale, secondo la tradizione, i turisti devono suonare la campana e firmare il quaderno degli ospiti.
Sono presenti anche diverse miniere abbandonate all’interno del territorio del Parco, come nella zona del Monte Ovile e Ferriere dove erano attive miniere d’oro, ed evidenti gallerie dove sono ancora visibili vene di quarzo aurifero.

All’interno della riserva naturale c’è un interessante eco-museo, tappa fondamentale per i turisti del Parco delle Capanne di Marcarolo che vogliono cogliere l’opportunità di approfondire la conoscenza del territorio e della natura circostante.

I LAGHI DEL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

I LAGHI DEL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

Il pittoresco incontro tra i territori liguri e piemontesi fa da scenario al variopinto parco naturale delle Capanne di Marcarolo, istituito nel 1979. Un riuscito incontro paesaggistico, che regala bellissimi e affascinanti scorci dell’entroterra ligure, anche molto ben conservato dal punto di vista ambientale.

La visita al Parco naturale è una tappa obbligata per chi è in vacanza nelle vicine città di Alessandria e Genova, soprattutto se ci si trova in compagnia di bambini, che apprezzeranno sicuramente una bella gita all’aria aperta e un’immersione in una natura lussureggiante e incontaminata.

L’area del Parco naturale Capanne di Marcarolo comprende importanti esempi lacustri, come il Lago di Lavagnina a 335 metri di altitudine, ideale per una gita fuoriporta e vicino al Sacrario della Benedicta, tristemente noto per un rastrellamento nazista, e al guado del fiume Lemme. Il lago è costeggiato da un sentiero naturalistico predisposto per la fruizione con l’ausilio di una guida del Parco.

Percorrendo un sentiero pianeggiante, che comincia ai Piani di Praglia del parco naturale, costeggiando il fiume si possono agevolmente raggiungere i Laghetti del Gorzente, noti anche come Piscine del Ponte Nespolo, nome che deriva dall’omonima località limitrofa.

Il percorso risulta adatto a tutti, anche ai più piccoli, per la mancanza di pericoli, strapiombi o ripidi dislivelli. Al termine del sentiero si può raggiungere il piccolo rifugio del Cai, dove ci si può rifocillare e godere di una sosta rigenerante.

Questi tre laghetti che comprendono il Lago Bruno, il Lago Lungo e il Lago Badana sono stati costruiti nel 1800 artificialmente, per provvedere alle esigenze idriche delle popolazioni che abitavano il territorio vicino. Il torrente Gorzente che scorre tra Liguria e Piemonte, ha modellato questi bacini, da cui emergono rocce levigate che formano piccole cascate ai bordi delle vasche più grandi circondate da spiaggette di pietroline, spesso ombreggiate da bassi salici. 

Da qui, gli amanti del trekking, possono partire per interessanti escursioni all’interno del Parco, scegliendo tra diversi itinerari con specifici gradi di difficoltà, quello più adatto alle proprie esigenze.

Il sentiero più semplice, della lunghezza di 3,5 km con soli 350 metri di dislivello, percorribile da tutti, è quello che porta verso il Passo della Dagliola. Si consiglia di evitare di percorrerlo nelle ore e nei mesi più caldi in quanto è esposto verso Sud e può risultare molto assolato.

Un secondo sentiero si dirige verso il Lago Bruno partendo da Ponte Nespolo ed è percorribile per 5 km e 150 metri di dislivello che si addentrano all’interno del Parco naturale delle Capanne di Montarolo, permettendo di godere della piacevole passeggiata attraverso verdi boschetti di castagni secolari, di noccioli e di saliconi.

Il terzo sentiero, più impegnativo fisicamente, è quello della salita del Monte Tobbio, dedicato ai più allenati e sportivi.

Ogni percorso può iniziare o terminare con una gustosa grigliata o un conviviale picnic nei pressi del Ponte Nespolo, all’inizio dei sentieri, dove sono state attrezzate apposite aree dedicate al relax. Oppure si può programmare una sosta in uno dei numerosi punti di ristoro che offrono una buona varietà di piatti e di spuntini. 

Diverse sono le attività che si possono affiancare ad una piacevole gita nel verde: rigeneranti passeggiate in bici, trekking per i sentieri, un tuffo nella storia con la visita del sacrario dei Martiri della Benedicta, ma anche attività didattiche per i più piccoli e camminate a cavallo o in sella a moto.  

I visitatori potranno anche scegliere di partecipare ai numerosi eventi ed iniziative che vengono organizzate all’ interno del Parco. Il programma annuale prevede l’Antica fiera del bestiame alla fine di Luglio, la Festa dei Parchi che si tiene il 24 Maggio e per accontentare anche i gusti dei cinefili amanti della natura, il Marcarolo Film Festival, una manifestazione di cinema dedicato a tematiche ambientali, naturalistiche e socio-antropologiche.

I FIUMI DEL PARCO NATURALE DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

I FIUMI DEL PARCO NATURALE DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

L’area del Parco naturale di Capanne di Marcarolo offre un punto di vista privilegiato per chi vuole partire alla scoperta della natura o vuole approfondire le proprie conoscenze ambientali inoltrandosi in un’area naturale protetta che si estende per 95.000 Km sul territorio piemontese compreso tra la Val Lemme, la Val Polcevera e la Valle Stura.

Il Parco è molto interessante anche da un punto di vista idrogeologico, data la grande abbondanza di corsi d’acqua e di zone umide che lo caratterizzano, con ambienti naturali di grande ricchezza legati ai corsi d’acqua quali lanche, stagni, gerbidi e ghiareti del fiume.

I corsi d’acqua presenti vengono utilizzati sia per la produzione di energia idroelettrica sia per usi potabili per l’Acquedotto del comune di Genova. Tra i corsi d’acqua che attraversano il territorio del Parco vanno menzionati il Lemme, che scorre dal Passo della Bocchetta verso il Monferrato, il Gorzente tra i laghi del Gorzente e i laghi della Lavagnina, e il Piota da Capanne. Numerosissimi sono i rii minori, affluenti dei corsi d’acqua più importanti, come il rio Acque Striate, affluente del Lemme, il rio del Mulino ed il rio di Campo di Staggi, affluenti del Gorzente.

Esperienza molto amata dai visitatori, che durante la stagione più calda affollano le sue rive, è l’escursione al Torrente Gorzente. Le sue acque fresche e cristalline offrono un’ottima soluzione e un refrigerante rimedio, alla calura e all’afa cittadina, per chi vuole passare una giornata alternativa rispetto a quelle offerte dalle spiagge affollate della Liguria. Il programma ideale prevede un pic-nic nei pressi del torrente, una pausa rilassante crogiolandosi un po’ al sole e una volta ritemprati, la partenza alla scoperta della natura selvaggia che lo circonda. Una proposta per garantirsi relax e avventura, il tutto all’interno di un unico luogo.

Per chi vuole completare la propria esperienza, concedendosi anche un buon pasto, c’è solo l’imbarazzo della scelta, sono infatti presenti, all’interno del Parco ben 29 strutture ricettive tra ristoranti, pizzerie, bar e agriturismi in cui è possibile mangiare, dormire e rifocillarsi. Consigliata la Cascina Foi Restaurant, situata nei pressi del Sacrario della Benedicta che propone piatti tipici del territorio in un ambiente conviviale, oppure, ai piedi del Monte Tobbio, la Baita Rio Gorzente, collocata proprio vicino al torrente in cui si produce una birra artigianale e dove si può anche campeggiare.

Le attività e i programmi proposti dal Parco consentono di conoscere nel dettaglio l’ambiente naturale e la biodiversità presente, con uno sguardo critico ai temi ambientali e all’inevitabile impatto umano che attraverso la successione degli eventi storici lo hanno modificato e influenzato.

Mentre il territorio che circonda il Parco è stato sistematicamente impoverito e depauperato dall’azione, a volte infausta dell’uomo, attraverso le attività del Parco si può ritrovare un’armonia perduta con il grande patrimonio naturalistico presente. Attraverso la conoscenza delle attività sostenibili, al cambiamento delle abitudini di vita quotidiana, al rispetto di tutte le forme di vita e degli ambienti che le ospitano, il visitatore diventa essere vivente consapevole del sistema che lo circonda e di cui è parte integrante. Lo scopo che l’Ente Parco si prefigge è anche quello di porre l’accento sul problema ambientale che coinvolge la Risorsa Acqua, spesso poco conosciuto e sottovalutato, ma fondamentale per la nostra vita e per l’ecosistema, e della preservazione e della disponibilità limitata dei corsi d’acqua dolce.

Attualmente sono in attività due stazioni che conducono studi e ricerche sul territorio, una gestita direttamente dal Parco ed una dal GPSO, il Gruppo Piemontese Studi Ornitologici, che si occupano con continuità del monitoraggio permanente dell’avifauna, dello studio delle dinamiche vegetazionali degli ambienti fluviali, nonché della valutazione della qualità delle acque.

ALLA SCOPERTA DELLA FLORA DEL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

ALLA SCOPERTA DELLA FLORA DEL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

All’interno del Parco Naturale Capanne di Marcarolo si possono incontrare e ammirare diversi esemplari di rilevante interesse botanico, infatti, alla ricchezza della fauna, si accompagna anche una grandissima varietà di piante e fiori, nonché fitti boschi di castagni secolari.

La vegetazione presente si può classificare come erbacea ed arbustiva, e frequentemente sono rilevabili zone in cui affiorano delle microtorbiere. I diversi ambienti che si possono incontrare fanno da scenario a diversi contesti, in cui vivono e crescono esemplari diversi da ammirare e scoprire, in alcuni casi anche molto rari. La vicinanza al mare delle montagne, dà luogo a condizioni climatiche particolari, di tipo sia mediterraneo che continentale, che permettono la coesistenza di specie tipiche sia della flora alpina che dell’ambiente mediterraneo.

Parecchie le specie endemiche e rare di notevole interesse, come l’agrifoglio dalle bacche gialle e un’esemplare di quercia anomala sempreverde.
Altro esempio è rappresentato dalla Drosera rotundifolia, che cresce in zone umide e acquitrinose, traendo nutrimento anche da piccoli insetti, che un tempo era presente anche in pianura ed oggi solo in pochissime zone montane. Il Cerastium utriense o poverina di Voltri, è invece una pianta classificata solo nel 1988 che cresce solo ed esclusivamente in questo Parco.

Tra le tante varietà floristiche, uno dei gioielli più rari e preziosi presente nel Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo, è rappresentato dall’orchidea che è anche il fiore più diffuso, protagonista di apposite escursioni. Tra le varietà di orchidee presenti, che si possono facilmente ammirare e riconoscere, si annoverano l’Orchis Laxiflora, di colore viola e purpureo, la Neottia solitamente nascosta tra i rovi, la Gjmnadenia Conopsea che è probabilmente la specie più pregiata e la Orchis Morio dal caratteristico colore bianco al centro e rosso all’esterno del videos porno.

Seguendo un vecchio sentiero lungo le sponde del Rio Gorzente si raggiunge la radura di “Pian di Remo”, nelle cui vicinanze una sorgente ospita un esemplare di una felce molto rara, la Osmunda Regalis. Mentre, esplorando il sentiero che costeggia il Rio Badana, sembrerà al visitatore di ritrovarsi immerso in un rigoglioso giardino botanico in mezzo a specie rare quali il Lilium Croceum, la Daphne Cneorum, l’Armeria Plantaginea, l’ Astrantia Maior e il Gladiolus Palustris.

Data l’ampia estensione del Parco naturale, a seconda della zona che si visita ci si può trovare di fronte a scenari diversi: nella zona nord sono presenti tracce di antiche coltivazioni dedicate a secolari castagni e anche svariate zone boschive, prevalentemente formate da esemplari di pino marittimo. Queste piante, sono state utilizzate frequentemente e in maniera massiccia nel corso dei secoli, fornendo il legname necessario per le costruzioni navali, nei vicini ed operosi cantieri della città di Genova. Per sopperire all’utilizzo talvolta scellerato che in passato si è compiuto di questi alberi, causa del disboscamento di vaste zone, recentemente si è provveduto al rimboschimento di queste aree. Questi nuovi innesti, hanno portato anche alla conseguente modifica dell’habitat naturale e alla comparsa di nuove specie animali.

Durante l’escursione che prevede la scalata del Monte Tobbio è possibile ammirare vaste aree di rimboschimento a pino nero (Pinus nigra) con un’abbondante presenza di sorbo montano (Sorbus aria) e rare betulle. Nel periodo tra la primavera e l’autunno, grazie alle particolari condizioni geo-climatiche che vi si creano, sono facilmente visibili specie mediterranee come l’erica (Erica arborea), il ricercato narciso selvatico (Narcissus poeticus) oltre a specie alpine come l’astro alpino e l’erica carnea.

Viene organizzata all’interno del Parco la “Festa dell’Albero” con l’intento di avvicinare e sensibilizzare i ragazzi al rispetto dell’ambiente. Durante la manifestazione gli alunni delle scuole partecipanti, piantano un albero e prendendosene cura, costituiscono un legame affettivo con un piccolo pezzo di natura che durerà nel tempo.

LA FAUNA DEL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

LA FAUNA DEL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

La ricchezza naturalistica del Parco naturale Capanne di Marcarolo si manifesta anche nella ricchezza faunistica che lo caratterizza. Un’escursione alla scoperta dell’habitat, dei mammiferi e degli uccelli che lo abitano è un’esperienza stimolante e interessante per tutti, sia grandi che piccini.

I periodi migliori per visitare il Parco sono quello primaverile e i mesi autunnali: in Primavera si potrà godere appieno delle fioriture e incontrare facilmente qualche animale, mentre in Autunno i colori caldi tipici del periodo caratterizzeranno i boschi rendendoli particolarmente suggestivi.
Nei boschi del parco trovano un habitat congeniale nel quale vivere i cinghiali, le volpi, i tassi, i caprioli, i daini, i ricci, le faine, le lepri, i ghiri e i pipistrelli.

Se ci si ritrova a passeggiare nel Parco durante una giornata di pioggia potremmo avere l’occasione di godere della compagnia di particolari specie, che amano certe condizioni climatiche e potremmo avvistare l’affascinante salamandra pezzata (Salamandra salamandra), oppure il rospo comune (Bufo bufo) e la rana rossa (Rana temporaria) e le due specie di tritoni presenti nel Parco, l’alpestre (Triturus alpestris) e il crestato (Triturus cristatus). Il geotritone italiano (Hydromantes italicus), invece, abita in assenza di luce, le numerose miniere abbandonate presenti nel territorio del Parco.
In seguito ai recenti rimboschimenti che hanno interessato svariati esemplari di pino marittimo, i cui boschi erano stati in passato impoveriti per ricavarne legname, si è verificata la comparsa di nuove specie ornitologiche come la Cincia del Ciuffo e il crociere.

Passeggiando per i sentieri del Parco naturale Capanne di Montarolo si possono frequentemente avvistare e ammirare diverse specie di uccelli che nidificano nel territorio, tra i quali: le poiane, i gheppi, gli astori, i bianconi, che sono a rischio di estinzione, ma anche sparvieri e allocchi. Tra i fitti boschi della collina inoltre, è presente una numerosa colonia di aironi.

I fattori climatici, l’abbondanza di acqua e l’aria incontaminata che caratterizzano il Parco naturale delle Capanne di Marcarolo favoriscono la sopravvivenza di numerose specie animali come il raro crostaceo chiamato gambero di fiume, la trota fario, il merlo acquaiolo e il rapace, simbolo del Parco naturale.
Anche per quanto riguarda la categoria degli insetti il Parco ha molto da offrire in termini di varietà ed esclusività presentando elementi di grande interesse, tra cui specie di importanza conservazionistica come l’ortottero Saga pedo, farfalle come la colorata Zerinzia Zerinthia polyxena e coleotteri come il cervo volante Lucanus cervus.

Riservata alle scolaresche, tra le varie attività proposte, anche un’avventurosa escursione della durata di tre ore, durante la quale si può esplorare il Parco di sera, per scoprirne i rumori, i segreti e la vita che lo popola durante le ore notturne e godere di una spettacolare e suggestiva vista del cielo stellato.
Per avere informazioni più dettagliate su quello che il Parco naturale può offrire, i visitatori possono recarsi presso il punto informativo turistico in località Capanne di Marcarolo (Bosio) dove guide naturalistiche forniranno nozioni e materiale informativo per una visita esaustiva, oltre a suggerire i comportamenti più idonei da mettere in atto per avvistare e avvicinare gli animali della fauna autoctona.

L’Eco museo di Cascina Moglioni è sede di numerose attività didattiche che completano l’esperienza della visita e contribuiscono ad accrescere una maggiore consapevolezza di quello che c’è intorno, delle ricchezze del territorio e degli animali che lo abitano. Il personale qualificato del Parco ci accompagnerà inoltre, nella visita dell’orto didattico in cui si potrà apprendere quali sono le colture tipiche della montagna di Capanne di Marcarolo; entrare nel ricovero del fieno, una “barca” con tetto in paglia; scoprire l’arboreto con le varietà tipiche che caratterizzano la zona.

PARCO NAZIONALE DEL GRAN PARADISO

PARCO NAZIONALE DEL GRAN PARADISO

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso, che si estende in alta montagna tra il Piemonte e la Valle D’Aosta, e le province di Torino e Aosta, rappresenta un’incantevole scenario di fauna e flora che per vastità di estensione e varietà di esemplari può essere classificato tra i più importanti siti di rilievo naturalistico in Italia, nonché primo parco nazionale istituito nel nostro paese.

Svetta al di sopra delle splendide valli, la cima del Gran Paradiso, che con i suoi 4061 mt sul livello del mare dà il nome al parco e fa da silenzioso custode ad un ricco tesoro di bellezze tutte da scoprire.
Il Parco del Gran Paradiso si estende per 71.043 ettari e i paesaggi che lo compongono variano a seconda dell’altitudine e della latitudine, snodandosi tra grandi e verdeggianti praterie alpine, fitti boschi di larici e abeti e aspre rocce che caratterizzano gli immensi ghiacciai.

L’ambiente che vi si trova è di tipo squisitamente alpino punteggiato dai torrenti che nel corso dei secoli hanno plasmato le verdi valli, da pascoli di alta quota, e dagli alberi caratteristici delle zone boschive del fondo valle. I boschi, di latifoglie e conifere, ricoprono meno del 20% della superficie del Parco e sono importanti perché danno rifugio ad un gran numero di specie animali. Presenti in maniera ridotta zone umide che circondano stagni e laghetti dove vivono Graminacee, ma anche bellissime orchidee e alcuni esemplari di piccole piante carnivore.

Diffusamente presenti nel parco sono detriti di varia natura che compongono la parte più rocciosa del paesaggio, qui la vegetazione e le piante alpine trovano un ambiente ostile, con scarsità d’acqua, e hanno minori possibilità di attecchire e proliferare. Possono fare eccezione le Morene, che sono detriti particolari, originati dall’erosione dei ghiacciai e per questo più umidi e vallette nivali, maggiormente favorevoli alla presenza di vita vegetale. Caratteristiche e diffuse nel parco sono anche le vallette nivali, una sorta di avvallamento nel terreno in cui la neve si accumula e resiste per quasi tutto l’anno, qui vivono spesso i salici nani e i dicotiledoni formando tappeti verdi alti pochi centimetri.

La composizione rocciosa del Gran Paradiso è costituito da rocce di diverse età e provenienza, in alcune sedi sono presenti complessi stratificati di gneiss derivati dai graniti.

I villaggi e gli alpeggi del versante piemontese sono caratterizzati da abitazioni tipicamente costruite con la pietra, dimore di popolazioni storicamente dedicate alla pastorizia.

Percorrendo i sentieri del Parco possiamo facilmente incrociare esemplari di stambecchi al pascolo, animale simbolo del parco, di camosci e di simpatiche marmotte e se siamo fortunati, possiamo avvistare anche le aquile reali che nidificano da queste parti. Trai i 1500 e i 3200 metri di altezza, molto diffusa risulta essere la stella alpina, pianta simbolo dell’alta montagna.

Il nucleo dei sentieri escursionistici si dipana attorno ad antiche vie e mulattiere, costruite per ordine di Vittorio Emanuele II che già nel 1856 aveva destinato quest’area a riserva Reale di caccia. Fu grazie alla sua donazione allo stato italiano di una parte della riserva, che nel dicembre del 1922 venne istituito il Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Il parco è attrezzato per poter offrire svariate attività a chi ha voglia di immergersi nella natura: escursioni guidate accompagnati da esperte guide ufficiali, laboratori didattici ed attività per le scuole. Le escursioni sono modulabili alle specifiche esigenze e hanno diversi gradi di difficoltà e di durata, in modo da essere adatti e flessibili per tutti. Sono organizzate anche bellissime escursioni in notturna.

All’interno del parco c’è Il Centro di Educazione Ambientale di Noasca dove vengono svolti laboratori didattici, soprattutto rivolti a scolaresche di ogni ordine e grado, nel quale si possono rielaborare in laboratorio le osservazioni fatte all’aria aperta, sovente si organizzano incontri, conferenze e proiezioni atti ad approfondire e diffondere la conoscenza di questo piccolo grande angolo…di Paradiso!

PARCO NATURALE LA MANDRIA

Il Parco naturale La Mandria si trova tra i comuni di Torino, di Venaria Reale, città sede dell’omonima reggia sabauda e dei comuni limitrofi. È stato istituito dalla regione Piemonte nel 1978 e fa parte dal 1997 dei siti ritenuti “Patrimonio dell’umanità” e tutelati dall’UNESCO.

Il Parco indissolubilmente legato alla storia dei Savoia, in quanto loro tenuta privata di caccia, fu fatto recintare a metà del’800 da Vittorio Emanuele II che fece costruire un lunghissimo muro in pietra di 30 Km, lungo tutto il suo perimetro, rendendolo il Parco recintato più grande d’Europa con i suoi circa 6.000 ettari di estensione.

Deve il suo nome all’allevamento di cavalli che lì fu creato per le scuderie reali, da Vittorio Amedeo II e nasce inizialmente come appendice della limitrofa reggia della Venaria Reale, godendo di fortune alterne e contendendosi lo scettro di residenza di svago preferita dai Savoia con la Palazzina di Caccia di Stupinigi, prima di svilupparsi ulteriormente e rifiorire grazie a Vittorio Emanuele II.

Nel parco vivono liberamente diverse specie di animali selvatici e al suo interno si trova il più significativo esempio di foresta planiziale della regione, con alberi come la farnia, un tipo di quercia oggi raro in Italia, il carpino bianco, il frassino, il tiglio, l’olmo e la rovere. È possibile osservare all’interno del parco, la straordinaria presenza di rapaci di ogni tipo, di cicogne nere, gru, aironi bianchi maggiori, chiurli e altri ancora. Nelle zone intorno ai bacini idrici invece, è possibile incontrare, durante la visita, falchi pescatori, tartarughe palustri, garzaie di aironi cenerini e morette.  Il suo passato di riserva venatoria ha lasciato un segno indelebile nella fauna del Parco, dato dalla presenza ancora oggi di molti ungulati, come i cervi, i daini e i cinghiali.

Oltre alle bellezze naturalistiche, considerevole è il patrimonio storico-architettonico presente, costituito da oltre 20 edifici tra cui il complesso del Borgo Castello, numerose cascine, i resti di un ricetto medievale, una chiesa e due reposoir di caccia, tra cui il Castello dei Laghi.

All’interno de La Mandria storia, natura e paesaggio sono entità inscindibili e per questo motivo è di dovere una visita ad uno dei numerosi punti d’interesse che vi si trovano, il più importante dei quali, il Castello della Mandria con i suoi appartamenti Reali è anche sede di un interessante museo e di una ricca collezione di carrozze d’epoca. Per poter meglio indirizzare i visitatori e guidarli nella loro visita, sono presenti all’interno del parco due Punti informativi in prossimità degli ingressi principali.

Vi si può accedere attraverso vari ingressi, il principale dei quali si trova a Venaria Reale, poco distante dalla Reggia. Sempre molto frequentato, soprattutto dai torinesi, grandi e piccini, il Parco della Mandria rappresenta un’oasi di silenzio e natura a pochi km dal caos e dalla frenesia della città.

I suoi numerosi sentieri e percorsi di una lunghezza complessiva di 90 km, offrono l’opportunità di rilassanti passeggiate nel verde e di tranquille gite in bicicletta. All’interno del parco ci sono aree attrezzate per il pic-nic, punti di ristoro, cascine che offrono una buona cucina casalinga e punti di noleggio biciclette oltre a due centri didattici ed un centro studi. Vi è un’area attrezzata per il gioco dei bambini e la possibilità di compiere giri del parco in carrozza e fare passeggiate a cavallo.

Molto divertente ed amata, soprattutto dai più piccoli, l’escursione della durata di circa due ore a bordo di un trenino turistico che porta i visitatori alla scoperta del parco, della sua villa e dei laghi.

Numerose, inoltre, sono le attività organizzate durante tutto l’anno di educazione ambientale con numerosi laboratori didattici che si svolgono nelle cascine interne appositamente adibite, dove si tengono anche centri estivi per bambini e ragazzi che durante le vacanze vogliono trascorrere il loro tempo libero imparando a conoscere la natura e divertendosi all’aria aperta.

Diverse sono le iniziative organizzate anche in notturna nelle varie strutture, soprattutto nei mesi più caldi, come cene a tema, spettacoli teatrali e proiezioni cinematografiche.

PARCO NAZIONALE DELLA VAL GRANDE

PARCO NAZIONALE DELLA VAL GRANDE

Il Parco Nazionale della Val Grande è un’area naturale protetta che comprende l’intera Val Grande nella provincia del Verbano Cusio Ossola ed è la più estesa riserva protetta, sia delle Alpi che d’Italia.

Delimitata dalla valle dell’Ossola, il bacino del Lago Maggiore e la Valle Cannobina conta la presenza di mulattiere, alpeggi, terrazzamenti, vestigia di teleferiche, a testimonianza di come l’uomo nei secoli passati abbia intensamente frequentato la valle prima di abbandonarla progressivamente.

Il parco, ha molti segreti e meraviglie nascoste che aspettano di essere scoperte, fu istituito nel 1992 e comprende diverse valli, oltre alla Riserva naturale Val Grande integrale e biogenetica anche la Riserva naturale Monte Mottac. L’area si estende per più di 15.000 ettari e al suo interno c’è l’unico paese abitato, quello di Cicogna, raggiungibile in auto e da cui si può partire per diversi percorsi escursionistici ed anche il borgo medioevale di Vogogna.

Il terreno è prevalentemente montuoso, aspro ed inospitale, comprende diverse cime ambite dagli amanti della montagna come il Pedum, il Proman, i Corni di Nibbio, la Cima Sasso e la Cima della Laurasca. Interessanti per chi pratica alpinismo sono la scalata del Monte Zeda e del Pizzo Marona che si affacciano sul versante del Lago Maggiore, la cui ascesa, mediamente impegnativa, si svolge durante un’intera giornata. Di particolare interesse è l’affioramento, il più vasto delle Alpi, di rocce che appartengono ad una porzione di crosta continentale più profonda che rende il territorio del Parco un’area di straordinario interesse geologico.

Di grande importanza storica anche i ritrovamenti di incisioni rupestri dei massi coppellati dell’alpe Prà e dell’alpe Sassoledo, e di altre testimonianze simili riconducibili a varie epoche, più o meno recenti.

I corsi d’acqua che caratterizzano il parco sono Il Rio Valgrande ed il Rio Pogallo, barriere quasi invalicabili se non fosse per alcuni antichi ponti che, in specifici punti, ne permettono l’attraversamento.

Buona parte della superficie del Parco è costituita da boschi in cui sono presenti soprattutto castagni, faggi e noccioli; questi sono rifugio per diverse specie di animali tra cui: camosci, caprioli, cervi, cinghiali, lupi, volpi, scoiattoli, marmotte e ghiri. Molta attenzione bisogna prestare alla presenza delle temute e pericolose vipere, che strisciano numerose nel Parco.

Salendo in altitudine dominano paesaggi con praterie alpine in cui è possibile trovare piante rare e interessanti come l’aquilegia alpina, l’arnica montana, la genziana lutea e la campanula excisa, presente nelle zone d’alta quota più umide anche il tulipano alpino. Facilmente avvistabili esemplari di aquile reali e falchi pellegrini che volteggiano sulle cime e uccelli come il gufo reale, il picchio nero, il merlo acquaiolo, la ballerina gialla che nidificano sugli alberi o volano nei pressi delle rive acciottolate. Grazie all’abbondanza dei corsi d’acqua, che scorrono impetuosi nel Parco, anche la fauna che vive nei torrenti è interessante e comprende, tra gli altri, la trota fario e lo scazzone. 

In questa valle impervia, priva di insediamenti, la natura è molto selvaggia e si sta riprendendo lentamente il suo spazio. Inoltrarsi nel suo territorio significa imparare a riscoprire il silenzio, rotto soltanto dai rumori provenienti dai suoni della natura stessa, per entrare in contatto autentico con se stessi, fondendosi con quello che ci circonda: il fruscio delle foglie, il canto degli uccelli e il verso degli animali che ci abitano. Chi vuole immergersi autenticamente in questo spirito e godere della spettacolare vista della volta celeste lontano da ogni fonte di luce e sperimentare la bellezza del sorgere del sole da un punto di vista privilegiato, può fermarsi a dormire in uno dei bivacchi che l’ente parco mette a disposizione degli escursionisti.

Le attività che si possono svolgere nel Parco sono varie e adattabili ad ogni esigenza, si può scegliere tra: escursioni accompagnati dalle guide ufficiali del parco alla scoperta di angoli inesplorati e selvaggi; visite guidate come quella alla cava del Duomo di Milano da dove è stato estratto il marmo rosa per la costruzione di questo famoso monumento; esperienze di didattica ambientale rivolte alle scuole con vari laboratori e passeggiate per imparare ad apprezzare la storia e la natura di queste valli; Camp Supersport  che offre vitto e alloggi ai ragazzi che vogliono vivere un’esperienza unica in cui la pratica dello sport si fonde con il bellissimo contesto naturale; rassegne enogastronomiche e molto, molto altro.

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