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I MIGLIORI SENTIERI DA PERCORRERE A PIEDI O IN BICI

I MIGLIORI SENTIERI DA PERCORRERE A PIEDI O IN BICI

Il Parco delle Capanne di Marcarolo offre un reticolo di percorsi ideali per entrare in contatto con la natura e poter godere di panorami da favola stupendosi alla vista di un fiore selvatico o di un pascolo. Il numero di coloro che scelgono una vacanza per il desiderio di ritrovare il contatto con l’ambiente naturale, senza code in autostrada e lontano dai disagi del sovraffollamento, è in costante aumento in questi ultimi anni. La scelta migliore per gli appassionati di escursionismo o per i turisti che scelgono una vacanza “verde” è la rete sentieristica del Parco delle Capanne di Marcarolo che presenta ben 9 percorsi naturalistici con punti di arrivo motorizzato e di partenza da percorrere a piedi, a cavallo e in mountain bike.

Ogni sentiero del Parco delle Capanne di Marcarolo sul territorio è segnalato con i segnavia della Federazione Italiana Escursionismo ovvero simboli geometrici gialli mentre sul web e sulla guida ‘”Il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo – Un invito alla scoperta lungo i suoi sentieri’ , ogni percorso è contrassegnato da una lettera dell’alfabeto corrispondente al punto di partenza e a un numero specifico. L’itinerario più frequentato nel Parco ‘Capanne di Marcarolo’ è quello che porta al Monte Tobbio, cima con un’altitudine di mt. 1092 dove si può godere di una vista a 360° sulle valli circostanti e sulla pianura alessandrina. Il percorso A2 che parte dal Valico degli Eremiti per raggiungere il Monte Tobbio ha una difficoltà abbastanza elevata ed è consigliabile per gli escursionisti che in 3,81 km possono attraversare il versante settentrionale più severo del monte Tobbio con larghi tornanti e aspre zone di prateria intevallate da balze rocciose.

Il valico degli Eremiti è il punto di arrivo anche di un altro splendido itinerario che parte dal Lago Inferiore della Lavagnina (segnavia due stanghette di colore giallo) dove gli ambienti rocciosi, boschi rovere, sorbo montano, castagno e nocciolo lasciano poi il posto alle acque dalle tonalità smeraldo del torrente Gorzente e ai colori calde delle rocce. Lo spettacolare ambiente circostante rende ancora più piacevole questa passeggiata di 6,86 km che, contornando i laghi, va a risalire il Gorzente ed il suo immissario Rio Eremiti.

Il sentiero, però, preferito dagli amanti del trekking soprattutto nei fine settimana primaverili ed autunnali è il percorso che dal Valico degli Eremiti arriva al Passo della Dogliola(mt. 856). L’ampia sella erbosa spazzata dal vento che mette in comunicazione la valle del Rio Lavezze con i bacini del Rio Vergone – Gorzente è il punto di arrivo di questo itinerario molto suggestivo soprattutto per gli scorci paesaggistici che offre sulle valli circostanti e sulla pianura alessandrina.

Un percorso, invece, sconsigliato in estate ma perfetto da percorrere in inverno è quello che parte da Ponte Nespolo e arriva al Passo della Dogliola: l’itinerario, infatti, è completamente esposto a meridione e durante il percorso c’è sempre il sole. Sempre dal Ponte Nespolo si può scegliere anche l’itinerario che porta al Lago Bruno: questo percorso, a differenza dell’altro, è molto praticato in estate perchè il sentiero viene utilizzato per raggiungere le molteplici pozze del torrente Gorzente. Il sentiero di 4,97 km parte dal tornante poco oltre il Ponte Nespolo (quota 507 mt.), costeggia il torrente Gorzente, molto frequentato dai turisti in cerca di refrigerio, e continuando in lieve salita si giunge infine alla diga dalla cui sommità si può ammirare il Lago Bruno (mt. 660).

Gli altri percorsi del Parco delle Capanne di Marcarolo attraversano la Strada della Colma (lungo percorso su strada sterrata da percorrere a cavallo o in mountain bike) per arrivare al versante settentrionale del Monte Colma e ammirare il bosco e le numerose cascine o per giungere in vetta al Monte Tobbio. Ci sono itinerari possibili per attraversare il Parco delle Capanne di Marcarolo anche partendo da Capanne Superiori di Marcarolo: bell’itinerario, frequentato soprattutto in primavera ed autunno, che consente di poter raggiungere la diga del Lago Bruno, la costa Lavezzara e il bacino Rio Badana con un interessante scorcio panoramico.

Insomma, il Parco delle Capanne di Marcarolo si può visitare in qualunque stagione a patto di essere equipaggiati nei minimi particolari soprattutto d’inverno. Il periodo migliore, però, per trascorrere una giornata immersi nella natura incontaminata è sia in primavera quando si possono ammirare le fioriture e qualche animale che si risveglia dal letargo che in autunno passeggiando tra i boschi di faggio, di castagno o di rovere.

IL SENTIERO CIRIMILLA CHE CONDUCE AL MONTE PRACABAN

IL SENTIERO CIRIMILLA CHE CONDUCE AL MONTE PRACABAN

Tra gli itinerari più frequentati e più suggestivi del Parco delle Capanne di Marcarolo troviamo il sentiero che conduce al Monte Pracaban, monte della valle Stura situato al confine tra i comuni liguri di Rossiglione e Campo Ligure e il comune di Bosio in Piemonte. Il versante ligure del Monte Pracaban fa parte del SIC (sito importanza comunitaria) dal 2009 che è stato poi denominato “Praglia – Pracaban”, mentre il versante piemontese fa parte del Parco naturale delle Capanne di Marcarolo. Il percorso, quindi, per raggiungere il Monte Pracaban può partire sia dalla località Cirimilla (vicinanze Lerma) che da Campo Ligure. In entrambi i casi, il percorso presenta un buon manto stradale e sentieri abbastanza agevoli da percorrere sia in trekking che in mountain bike.
La partenza dell’itinerario che ha luogo in località Cirimilla prevede un tratto breve su asfalto per poi lasciare spazio a una faticosa risalita in fuoristrada verso il Monte Pracaban durante la quale la strada sterrata si alterna con percorsi nei boschi e panoramici tratti scoperti che col prendere quota diventano sempre più frequenti. Per arrivare alla vetta del Monte Pracaban (mt. 946), in prossimità della località La Colma, il sentiero non è sempre agevole e se si percorre in bici occorre fare un ultimo strappo in salita per giungere ad un erboso e panoramico pianoro finale. Il percorso lungo la strada della Colma è facilmente percorribile a cavallo o in bici ma è sconsigliabile a piedi a causa della lunghezza. Arrivati in cima al Monte si può scegliere di percorrere una traccia di sentiero che scende verso la sottostante vallata e arrivare su una strada sterrata dal fondo compatto che porta a Cirimilla oppure optare per l’itinerario variante ad anello della zona dei Laghi del Gorzente (suggestiva località molto selvaggia da cui è facile raggiungere anche un noto rilievo della zona, il Monte Tobbio).
Per chi, invece, vuole arrivare al Monte Pracaban partendo da Campo Ligure, può raggiungere la città in auto percorrendo la A26 Voltri – Gravellona Toce (uscita al casello di Masone). Si può lasciare l’auto nel centro del paese (anche se non è facile trovare posto) o percorrere la provinciale e nei pressi del Municipio si può trovare un grande parcheggio: il sentiero per il Monte Pracaban ha inizio nel centro del paese esattamente da via Minzoni dove su un muro sono presenti le indicazioni al Monte con il segnavia X giallo. Dopo qualche tornante in salita, il percorso si trasforma in un bel sentiero dove è possibile ammirare antiche mulattiere e divertirsi con ponti e trampolini di legno per salti con bici e moto. Il sentiero, dopo Rossiglione, diventa molto ripido (stiamo a quota 650) per poi trasformarsi in una salita dolce verso il monte Bellavista (c. 860). Il sentiero attraversa ampi tratti di bosco tra esemplari di rovere (Quercus petraea) e sorbo montano (Sorbus aria); più avanti si possono trovare boschetti di faggio (Fagus sylvatica), alternati a spazi aperti che offrono una veduta panoramica delle praterie finali che conducono alla vetta del monte Pracaban. Nelle giornate limpide, lo sguardo riesce a spaziare dai vicini rilievi del Monte Tobbio e del Monte delle Figne al Mar Ligure fino all’arco alpino. Dalla cima per scendere bisogna seguire la traccia verso ovest che dopo 10 metri porta a delle paline in legno: sempre verso ovest con il segnavia X gialla e cerchio giallo vuoto sono indicati rispettivamente i sentieri per Campo Ligure e per Rossiglione. L’escursione al Monte Pracaban è piacevole e non molto impegnativa ma si consiglia di praticarla in giornate terse sia per godere della vista mozzafiato dalla cima del Pracaban che spazia dalle Alpi Liguri e Marittime fino al Gruppo del Rosa che per non perdersi vista la carenza di segnavia.

I LAGHI DEL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

I LAGHI DEL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

Il pittoresco incontro tra i territori liguri e piemontesi fa da scenario al variopinto parco naturale delle Capanne di Marcarolo, istituito nel 1979. Un riuscito incontro paesaggistico, che regala bellissimi e affascinanti scorci dell’entroterra ligure, anche molto ben conservato dal punto di vista ambientale.

La visita al Parco naturale è una tappa obbligata per chi è in vacanza nelle vicine città di Alessandria e Genova, soprattutto se ci si trova in compagnia di bambini, che apprezzeranno sicuramente una bella gita all’aria aperta e un’immersione in una natura lussureggiante e incontaminata.

L’area del Parco naturale Capanne di Marcarolo comprende importanti esempi lacustri, come il Lago di Lavagnina a 335 metri di altitudine, ideale per una gita fuoriporta e vicino al Sacrario della Benedicta, tristemente noto per un rastrellamento nazista, e al guado del fiume Lemme. Il lago è costeggiato da un sentiero naturalistico predisposto per la fruizione con l’ausilio di una guida del Parco.

Percorrendo un sentiero pianeggiante, che comincia ai Piani di Praglia del parco naturale, costeggiando il fiume si possono agevolmente raggiungere i Laghetti del Gorzente, noti anche come Piscine del Ponte Nespolo, nome che deriva dall’omonima località limitrofa.

Il percorso risulta adatto a tutti, anche ai più piccoli, per la mancanza di pericoli, strapiombi o ripidi dislivelli. Al termine del sentiero si può raggiungere il piccolo rifugio del Cai, dove ci si può rifocillare e godere di una sosta rigenerante.

Questi tre laghetti che comprendono il Lago Bruno, il Lago Lungo e il Lago Badana sono stati costruiti nel 1800 artificialmente, per provvedere alle esigenze idriche delle popolazioni che abitavano il territorio vicino. Il torrente Gorzente che scorre tra Liguria e Piemonte, ha modellato questi bacini, da cui emergono rocce levigate che formano piccole cascate ai bordi delle vasche più grandi circondate da spiaggette di pietroline, spesso ombreggiate da bassi salici. 

Da qui, gli amanti del trekking, possono partire per interessanti escursioni all’interno del Parco, scegliendo tra diversi itinerari con specifici gradi di difficoltà, quello più adatto alle proprie esigenze.

Il sentiero più semplice, della lunghezza di 3,5 km con soli 350 metri di dislivello, percorribile da tutti, è quello che porta verso il Passo della Dagliola. Si consiglia di evitare di percorrerlo nelle ore e nei mesi più caldi in quanto è esposto verso Sud e può risultare molto assolato.

Un secondo sentiero si dirige verso il Lago Bruno partendo da Ponte Nespolo ed è percorribile per 5 km e 150 metri di dislivello che si addentrano all’interno del Parco naturale delle Capanne di Montarolo, permettendo di godere della piacevole passeggiata attraverso verdi boschetti di castagni secolari, di noccioli e di saliconi.

Il terzo sentiero, più impegnativo fisicamente, è quello della salita del Monte Tobbio, dedicato ai più allenati e sportivi.

Ogni percorso può iniziare o terminare con una gustosa grigliata o un conviviale picnic nei pressi del Ponte Nespolo, all’inizio dei sentieri, dove sono state attrezzate apposite aree dedicate al relax. Oppure si può programmare una sosta in uno dei numerosi punti di ristoro che offrono una buona varietà di piatti e di spuntini. 

Diverse sono le attività che si possono affiancare ad una piacevole gita nel verde: rigeneranti passeggiate in bici, trekking per i sentieri, un tuffo nella storia con la visita del sacrario dei Martiri della Benedicta, ma anche attività didattiche per i più piccoli e camminate a cavallo o in sella a moto.  

I visitatori potranno anche scegliere di partecipare ai numerosi eventi ed iniziative che vengono organizzate all’ interno del Parco. Il programma annuale prevede l’Antica fiera del bestiame alla fine di Luglio, la Festa dei Parchi che si tiene il 24 Maggio e per accontentare anche i gusti dei cinefili amanti della natura, il Marcarolo Film Festival, una manifestazione di cinema dedicato a tematiche ambientali, naturalistiche e socio-antropologiche.

PARCO NATURALE DI STUPINIGI

PARCO NATURALE DI STUPINIGI

Storia e natura si fondono in questo imperdibile Parco reale, che si trova a Nichelino alle porte di Torino, prima cintura sud della città e che ospita la bellissima Palazzina di Caccia omonima e il castello medioevale Castelvecchio di Stupinigi, residenza dei marchesi Pallavicino. Istituito come parco naturale nel 1991 ad opera della Regione Piemonte, si estende per circa 1700 ettari, e comprende sia zone agricole che boschive.

I famosi cervi, simbolo del parco sono ormai scomparsi da più di un secolo, al loro posto, sopravvivono numerosi cinghiali e diverse specie animali tra cui scoiattoli grigi e rossi, donnole, volpi, minilepri, moscardini, faine e vari esemplari di uccelli tra i quali la cicogna bianca, il prispolone e lo spioncello. È possibile avvistare anche numerosi rapaci, sia diurni che notturni. La flora è prevalentemente costituita da boschi di planizie che ospitano esemplari di farnia, rovere e querce di importanti dimensioni.

La Palazzina di Caccia, gioiello storico e nucleo principale attorno a cui si sviluppa il Parco, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1997, fu commissionata nel 1729 da Vittorio Amedeo II al celebre architetto Filippo Juvarra, autore anche di numerosi capolavori architettonici che caratterizzano la città sabauda. La sua funzione più importante era quella di residenza venatoria per la famiglia reale e i suoi nobili ospiti durante le numerose battute di caccia organizzate, nonché sede di villeggiatura del re e della sua famiglia. Il progetto, che si ispira al gusto rococò delle dimore europee dell’epoca, ne fa una residenza sontuosa e raffinata, sede prediletta dai Savoia per le feste e i matrimoni di corte. Agli inizi del 1900 divenne stabile residenza della Regina Margherita e dal 1919 sede del Museo dell’Arredamento.
Recentemente restaurata, la Palazzina di Caccia di Stupinigi ha riaperto al pubblico dopo i primi interventi nel 2011 ed è spesso palcoscenico di importanti mostre. È possibile ammirare al suo interno l’Appartamento Levante, con splendidi esemplari di mobili del ‘700, sapientemente restaurati e riportati al loro antico splendore. Dal 2013, il percorso museale è stato arricchito dal completo restauro della scenografica Sala degli Scudieri, e dal progressivo restauro dei giardini, della facciata sud, della Sala di S. Uberto, del Salone Centrale e degli attigui appartamenti destinati al Re e alla Regina.
Il Castelvecchio, al momento non visitabile internamente, è un complesso medioevale fortificato abitato in origine dai Savoia-Acaia che nel 1439 lo vendettero al marchese Rolando Pallavicino. A differenza di quanto accadde per il Castello di Rivoli, Juvarra non tentò di inglobare l’edificio nella nuova struttura, esso fu adibito a magazzini e ad abitazioni per affittuari fino al 1776 e successivamente rammodernato e restaurato.

Numerosi sono i modi per godere di questo parco e trascorrere piacevoli ore all’aria aperta, per esempio approfittando delle molte aree adibite al pic nic, oppure percorrendo, in bicicletta o a piedi, i numerosi sentieri di terra battuta. All’interno del Parco sono presenti sei cascine, quasi tutte dalla tipologia a corte chiusa dedite alla produzione di cereali e all’allevamento bovino. Le Cascine più antiche sono quelle di Parpaglia, la cui torre circolare del castello risale al 1300, le Cascina Gorgia e le Cascine Piniere risalenti alla fine del 1400. Presso queste strutture sono disponibili diverse attività, infatti, oltre alla vendita diretta di ottimi prodotti del territorio, come il sedano rosso di Orbassano, Presidio Slow food, alcune di esse fungono da strutture ricettive e di ristoro.

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È possibile trovare una fattoria didattica per i più piccoli, dedicata ad attività di avvicinamento ed educazione ambientale con laboratori appositamente strutturati; un campo pratica golf e la possibilità di immergersi nel passato, prenotando rilassanti gite in carrozza o passeggiate a cavallo alla scoperta del Parco e della residenza, e per i più spericolati, divertenti escursioni con Segway.

PARCO CAPANNE DI MARCAROLO: DOVE MANGIARE?

PARCO CAPANNE DI MARCAROLO: DOVE MANGIARE?

Il Parco naturale delle Capanne di Marcarolo è un’area naturale protetta istituita nel 1979. Il Parco si trova in Piemonte e si estende per circa 95mila Km arrivando al confine con la Liguria. Chi vuole trascorrere una giornata all’insegna della natura e di panorami spettacolari tra i boschi non può fare una tappa al Parco delle Capanne: tanti i percorsi da percorrere con la moto, a piedi (si consigliano scarpe da trekking o da ginnastica per la presenza di rocce), in bicicletta o a cavallo. 

Il Parco delle Capanne di Marcarolo è raggiungibile sia da chi soggiorna in Liguria, in quanto dista circa 10 km dal Mar Ligure ed è a metà strada tra Genova e Novi Ligure, che in Piemonte, in particolare l’area naturalistica comprende i comuni della provincia di Alessandria come Bosio, Lerma, Voltaggio, e offre la possibilità di immergersi in una natura lussureggiante ed ancora incontaminata. Chi si reca al Parco delle Capanne di Marcarolo può effettuare bellissime camminate con diversi livelli di difficoltà, rinfrescarsi nelle acque del torrente Gorzente, ammirarne i laghi e gli splendidi castagni secolari, visitare l’ecomuseo di cascina Moglioni o fare un tuffo nella storia con il sacrario dei Martiri della Benedicta e godere della cucina grazie a più punti di ristoro ideali per tutti i gusti e per tutte le tasche. 

Parco Capanne di Marcarolo: dove mangiare?

Sono circa 29 le strutture che offrono ristoro ai visitatori del Parco delle Capanne: agriturismi, bar, ristoranti e pizzerie. Per chi sceglie il lato ligure del Parco può gustare un’ottima cucina a Cascina Foi Restaurant consigliato su Tripadvisor per i cibi semplici e casarecci: l’antica cascina ristrutturata è ideale per un pranzo conviviale con amici dopo un’escursione al Sacrario della Benedicta, distante un centinaio di  metri dal ristorante.  Tra i piatti consigliati di Cascina Foi già provati da altri clienti ci sono gli gnocchi tradizionali col pesto, da provare anche quelli all’ortica, fettuccine al sugo di cervo, zuccotto di polenta annegato nella fonduta  poi carni cotte alla brace, capriolo e selvaggina, e lo strudel di mele. Il rapporto qualità prezzo è molto buono e la location è consigliata per chi vuole trascorrere qualche ora immersa in una natura lussureggiante godendo di ottimi piatti e di una vista mozzafiato.

Un altro ristorante consigliato per chi si trova nel cuore del Parco Naturale Regionale delle Capanne di Marcarolo, in particolare ai piedi del Monte Tobbio dell’Appennino piemontese ai confini con la Liguria, è  Baita Rio Gorzente. La Baita prende il nome dal torrente Gorzente che scorre nei pressi del Monte Tobbio ed è un ottimo punto di appoggio per il turismo naturalistico e per chi pratica trekking o escursionismo. La struttura è aperta da Aprile fino a Ottobre ed è consigliata per chi desidera campeggiare nel Parco, fare escursioni, ascoltare buona musica e mangiare prodotti tipici locali e bevande artigianali come la birra artigianale Pasturana, ottimi vini e digestivi prodotti dalla casa. Altri punti di ristoro consigliati sono Trattoria degli Olmi e Antica Trattoria del Canto nei pressi di Bosio (Alessandria), Osteria Vallebona a Campo Ligure. Per chi, invece, vuole fare un picnic nel Parco ci sono tante aree attrezzate con tavoli e focolari. I posti ideali per la gita fuoriporta nel Parco delle Capanne sono nei pressi di  Ovada, nella zona compresa tra il laghi di Lavagnina, vicino al torrente Gorzente nei pressi del sacrario dei Martiri della Benedicta e al guado sul torrente Lemme. 

Comunque, tutto il parco delle Capanne è attrezzato ed è valorizzato con agriturismi, bar, ristoranti, aree sosta per camper e servizi per il trekking. 

Parchi e riserve naturali in Piemonte – Proposte didattiche per l’educazione ambientale

Parchi e riserve naturali in Piemonte – Proposte didattiche per l’educazione ambientale

Il Parco Fluviale del Po tratto vercellese/alessandrino e la Riserva Naturale del Torrente Orba sono inseriti in un vasto comprensorio territoriale costituito da ambienti naturali  di estrema ricchezza, tutti strettamente legati ai corsi d’acqua, quali lanche, risaie,  stagni,  ghiareti del fiume, gerbidi, boschi ripari fino alle pendici collinari del Monferrato che si affacciano sul fiume. Ovviamente, in presenza di tale e tanta varietà di ambienti, anche le presenze faunistiche diventano un elemento di enorme valore ambientale. Da non dimenticare l’importante azione esercitata  dalle piene dei corsi d’acqua che oggi, come in passato, costituiscono un elemento di vitalità ambientale delle due aree, nelle quali si raccolgono le acque dei più importanti fiumi e torrenti xxx dell’arco alpino occidentale e dell’appennino ligure-piemontese. Ulteriori elementi di ricchezza del territorio sono rappresentati dalle tracce degli eventi storici e dai numerosi esempi di insediamenti ancora presenti, attraverso i quali è ancora oggi possibile seguire o meglio, studiare, i complessi meccanismi di trasformazione che il territorio ha subito nel tempo. Utilizzando opportunamente le risorse messe a disposizione dal territorio, le attività e i programmi proposti dal Parco consentono di conoscere attentamente l’ambiente naturale senza però dimenticare i grandi temi ambientali e l’inevitabile impatto umano, e permettono anche di esaminare in modo critico la successione degli eventi storici, accompagnandoci serenamente in un mondo fatto di sensazioni, poesia, silenzi e osservazioni accurate. Uno degli aspetti meno conosciuti, ma sicuramente di maggior valore dato dalla presenza del Parco, è senza dubbio l’elevato livello di biodiversità esistente. Questa caratteristica ha assunto oggi un valore inestimabile, in quanto il territorio che circonda il Parco è stato sistematicamente impoverito nel corso degli anni, per far posto alle coltivazioni intensive che hanno occupato ogni spazio ed eliminato tutto ciò che non rientrava nel ciclo produttivo. Questo valore inestimabile ha consentito di costruire, nel corso degli anni, una serie di percorsi educativi, inizialmente rivolti alla scoperta e alla conoscenza delle numerose sfaccettature della biodiversità (insegnamento delle scienze naturali all’aperto), che col tempo  però si sono gradualmente sviluppati fino a proporre, mediante semplici attività,  la conoscenza dei complicati meccanismi delle attività sostenibili, del cambiamento delle abitudini della vita di tutti i giorni, del rispetto di tutte le forme di vita e degli ambienti che le ospitano. L’uomo (nel nostro caso il ragazzo) non è più al centro dell’universo con la facoltà di dominare creando e distruggendo, ma diventa essere vivente consapevole che il proprio futuro dipende esclusivamente dal suo armonico inserimento in un sistema universale dove non esistono padroni.

 

Gli Alberi: la Vita

La “Festa dell’ Albero”, al di là degli ovvi obiettivi di sensibilizzazione generale, porta con sé  un articolato progetto di educazione ambientale in collaborazione con l’associazione Legambiente, destinato ad interessare le scuole elementari e medie del Parco per almeno un paio di anni. L’idea di fondo è abbastanza semplice: mettere a dimora  un nuovo albero con la collaborazione dei ragazzi ed “usare” questo piccolo rito propiziatorio, per avviare un discorso di  più vasto respiro, sostenuto “sul campo”, da tante piccole attività pratiche per conoscere, sentire, toccare, adottare e farsi carico di quel nuovo pezzo di bosco. Il Parco propone di intervenire in quelle zone nelle quali già da alcuni anni ha avviato interventi di ricostituzione degli  ambienti naturali. Nel corso dell’anno scolastico, le classi interessate, oltre ad eseguire la vera e propria piantumazione degli alberi, saranno coinvolte in una serie di attività pratiche  finalizzate a creare un legame affettivo con “un pezzo di natura”, partendo  proprio da quei piccoli  alberi messi a dimora. L’idea del Parco dunque è quella di stimolare l’interesse dei ragazzi ”occupando” nuovi spazi naturali e soprattutto prendendosene cura nel tempo, elaborando magari piccoli progetti di ricostituzione ambientale  con la “firma” della scuola e dei suoi protagonisti. E’ un modo diverso di impossessarsi del territorio del quale tutti noi facciamo parte.

 

Alla scoperta della storia  del mare a quadretti
La trasformazione del territorio nel tempo, le coltivazioni agricole dal medioevo fino ai giorni nostri e l’ambiente naturale fluviale saranno gli argomenti guida che predominano in questa proposta didattica. La visita alla Grangia di Pobietto, antica dipendenza rurale dell’Abbazia di Lucedio, sarà uno dei tasselli principali che ci farà comprendere al meglio il concetto di tempo attraverso i cambiamenti del territorio e la successione delle coltivazioni fino ai giorni nostri. Il complesso rurale, situato vicino al grande fiume, racchiude tra le sue mura, ancora visibili in alcune parti dell’insediamento più antico, la storia della vita dei videos porno gratis degli frati Cistercensi che a partire dal periodo medievale iniziarono il grande lavoro di trasformazione del territorio, durato molti secoli e ancora oggi non terminato. Lasciandosi la grangia alle spalle, si raggiungerà la sponda dl fiume dove sarà possibile immergersi nei fitti boschi della Riserva Naturale e ammirare lo spettacolo della collina i cui boschi ospitano una consistente colonia di aironi.

 

Sotto il cielo in compagnia delle stelle
Un  fazzoletto di terra ricco di piccole piante, alti fiori, colorati insetti e sassi di mille forme  saranno gli elementi essenziali per questa proposta didattica adatta ai bambini della scuola materna e del primo ciclo della scuola elementare. La proposta si pone l’obiettivo di esplorare, nel corso delle stagioni, una piccola porzione di bosco naturale. Si andrà alla ricerca e si osserverà la vita dei piccoli animali, soprattutto insetti, cercandoli tra le numerose piante presenti, le colorate erbe, ascoltando i suoni e annusando i profumi. Tutti questi elementi ci forniranno la chiave per scoprire le numerose meraviglie del mondo naturale e le più elementari regole della vita sul nostro Pianeta. Il tutto sarà svolto attraverso attività pratiche che coinvolgeranno tutti gli studenti e i numerosi incontri “casuali” con esperti speciali renderanno l’escursione più avventurosa e dinamica. L’attività proseguirà con l’osservazione in laboratorio e la classificazione degli esemplari. E’ prevista inoltre un’uscita serale della durata di tre ore che ci permetterà di percorrere gli stessi luoghi per riscoprire la vita, i suoni e le sensazioni nel mondo naturale di notte, osservando il cielo e le stelle e familiarizzando con la notte e con i suoi misteriosi avvenimenti.

 

Il Po, il tempo e l’uomo
Il programma è tutto dedicato al nostro fiume ed affronta temi legati all’ambiente fluviale e alle problematiche connesse ad esso. Si conosceranno approfonditamente le caratteristiche del fiume sia sotto l’aspetto naturalistico (flora, fauna e ambienti fluviali) sia sotto l’aspetto antropico (regimentazione delle acque, interventi colturali, urbanizzazione), per poi analizzarne le modificazioni nel tempo e nello spazio attraverso l’osservazione sul campo  e l’uso delle carte topografiche. Si affronteranno i diversi aspetti dell’inquinamento fluviale e quindi anche  delle conseguenze degli ultimi eventi alluvionali e nel contempo le modalità di recupero e di intervento sulle aree degradate. I ragazzi avranno l’occasione di affrontare per la prima volta con l’aiuto di esperti il complesso mondo delle norme per la tutela e la conservazione del territorio e quindi anche del Sistema delle Aree Protette Regionali.

 

Acqua una risorsa da salvare
Fra tutti i problemi che caratterizzano l’ambiente che ci circonda, quello dell’acqua è forse il meno conosciuto ma certamente  fra i più gravi. Dopo l’aria, l’acqua è la sostanza più comune sulla Terra ed è il fattore determinante che permette lo sviluppo della vita sul nostro pianeta. Essa riveste la superficie terrestre in uno strato sottile e prezioso. La maggior parte dell’acqua è salata (97%), e solo una piccola parte di quel che rimane  è utilizzabile dagli esseri viventi. Molta non riusciamo neppure a vederla, ad esempio alcune delle nostre case poggiano su immensi depositi di acqua. Ma le disponibilità di acqua dolce non sono inesauribili. La quantità di acqua dolce disponibile non è distribuita in modo uniforme in tutte le zone del mondo, i consumi di acqua sono aumentati vertiginosamente ed è sempre crescente la quantità di acqua inquinata oramai inutilizzabile. Tutti gli organismi viventi a partire da quelli unicellulari fino a quelli più complessi, uomo compreso, sono costituiti  in gran parte da acqua e tutti i processi biologici sul pianeta hanno l’acqua come “ingrediente” fondamentale. L’agricoltura e l’allevamento non potrebbero esistere senza acqua.  Una grossa parte dei processi industriali  che hanno determinato il nostro attuale  livello di sviluppo e di civiltà, sono basati sulla presenza dell’acqua, e si potrebbe continuare ancora a lungo con altri esempi. Nella vita di tutti i giorni diamo per scontata l’esistenza dell’acqua  e anche i processi educativi  (nella scuola, in famiglia, nelle istituzioni) non hanno mai dato la giusta importanza a questa risorsa. Questo programma didattico si propone di aprire una finestra sulla realtà della risorsa acqua  e di tutti i suoi numerosi e gravi problemi poco conosciuti, facendo riferimento alla realtà del nostro territorio che è caratterizzato da una forte presenza  di acqua: i fiumi Po, Tanaro e Sesia,  il torrente Orba, le risaie e il conseguente sistema irriguo.