IL VERSANTE LIGURE DEL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

IL VERSANTE LIGURE DEL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

Genova è una città dai mille contrasti: maestose montagne si alternano a bellissime spiagge, piccole cappelle convivono con maestose cattedrali.

Cosa vedere a Genova?
Il capoluogo ligure è ricco di storia, angoli da scoprire e tesori nascosti: da vedere assolutamente a Genova è il Faro detto anche “la Lanterna”, da sempre un simbolo per i genovesi, il centro storico con i suoi “caruggi”, i pittoreschi vicoli di origine medioevale e la maestosa e solenne Cattedrale di San Lorenzo con la sua facciata gotica in stile genovese. Anche i dintorni di Genova hanno numerose bellezze da segnalare come Pegli con la Villa Durazzo-Pallavicini, splendida residenza immersa in uno dei maggiori giardini storici d’Europa o la graziosa località di Nervi, famosa per la meravigliosa passeggiata sul mare e per i suoi parchi l’uno vicino all’altro. Proprio a 38 km da Nervi c’è un pezzo di territorio ligure che regala panorami fantastici ed un’immersione totale nella natura e nei suoi colori più brillanti, questo è il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo.

 

Una fuga dalla città verso il Parco delle Capanne di Marcarolo

Se visitate Genova con i vostri bambini, concedetevi una piccola fuga dalla città: a meno di un’ora di macchina da Genova, infatti, c’è il Parco delle Capanne di Marcarolo che offre un’ampia gamma di proposte turistiche e culturali per adulti e bambini. Da soggiorni naturalistici in estate, alle visite guidate nei sentieri, alle attività didattiche per bambini e adulti al fine di far conoscere le tradizioni culturali e storiche del territorio locale: questo e tanto altro offre questa area protetta a confine tra Liguria e Piemonte.

Il Parco delle Capanne di Marcarolo, situato sui monti dell’Appenino e punto d’incontro tra Piemonte e Liguria, offre ai turisti che provengono da Genova una natura incontaminata ma tenuta con cura e panorami fra i più belli dell’entroterra ligure. In estate, inoltre, chi cerca un po’ di refrigerio dalla calura estiva può recarsi nei pressi del torrente Gorzente, nel Parco delle Capanne di Marcarolo, e godersi sole, acqua fresca e pulita e natura selvaggia…Tutto in un unico posto.

I Laghetti del Gorzente, noti anche come Piscine del Ponte Nespolo perchè prendono il nome dall’omonima località che si trova tra il torrente Gorzente e la strada provinciale 165, sono, infatti, delle pozze azzurre e verde smeraldo modellate dal torrente Gorzente da cui emergono rocce levigate che formano piccole cascate ai bordi delle vasche più grandi. Il fiume Gorzente scorre tra la Liguria e il Piemonte: nell’Ottocento furono creati tre laghi artificiali (Lago Bruno, Lago Lungo e Lago Badana) per permettere ai paesi limitrofi di approvvigionarsi d’acqua. Lungo il corso del fiume, esattamente ai Piani di Praglia del Parco delle Capanne di Marcarolo, inizia il sentiero naturalistico pianeggiante e agevole per arrivare ai laghi del Gorzente.

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Dal guado Gorzente, i turisti amanti del trekking e delle passeggiate possono scegliere tre itinerari e addentrarsi nell’area naturale del Parco delle Capanne: il primo percorso è verso il passo della Dagliola, il secondo è quello del lago Bruno e il terzo è quello del monte Tobbio. Tra i tre itinerari quello più facile è il passo della Dagliola con i suoi 3,5 Km di camminata e 350 m di dislivello: bisogna, però, prediligere questo sentiero in inverno perchè in estate, essendo esposto a Sud, è davvero faticoso sotto il sole. 5 km e 150 m di dislivello, invece, è il percorso da ponte Nespolo al lago Bruno che consente di camminare tra boschetti di castagni, noccioli e saliconi mentre è più impegnativa la salita verso il monte Tobbio che sconsigliamo a chi ha al seguito bambini un po’ pigri. La passeggiata per chi viene da Genova e sosta al guado del Gorzente può terminare la sera con una grigliata nella zona attrezzata in prossimità della strada e all’inizio del sentiero, in corrispondenza del Ponte Nespolo.

Insomma, Genova ha tantissimi posti da vedere ma i suoi dintorni, compreso il Parco delle Capanne di Marcarolo, rappresentano la punta di diamante per questo gioiello della costiera ligure.

UN’ESCURSIONE IMPERDIBILE ALLE PORTE DI ALESSANDRIA

UN’ESCURSIONE IMPERDIBILE ALLE PORTE DI ALESSANDRIA

Alessandria in Piemonte è una perla un po’ nascosta del nostro Paese e ha davvero tanto da offrire al turista sia per i suoi monumenti che per le tante attività culturali. Dal punto di vista artistico-architettonico, infatti, Alessandria è una città ricca di siti ad alto valore storico e ha una fitta rete di musei a cui si aggiungono palazzi storici e chiese da visitare. Chi vuole visitare Alessandria deve assolutamente prendere in considerazione una tappa alla Cittadella fortezza che sorge sul lato sinistro del fiume Tanaro, alla Cattedrale di Alessandria dove sul fianco destro si può ammirare l’altissimo e imponente campanile e alla più antica chiesa della città (XV secolo), la Chiesa di Santa Maria di Castello situata nel borgo antico di Rovereto.

Cosa fare ad Alessandria con i bambini?
Se siete in vacanza ad Alessandria con i vostri bambini vi consigliamo una passeggiata, specie in primavera e autunno, sui sentieri del Parco delle Capanne di Marcarolo, gioiello naturalistico che  si trova a confine tra il Piemonte e la Liguria con un affaccio esclusivo proprio sul mare ligure. I bambini saranno contenti di scoprire itinerari e paesaggi di questa area naturalistica riuscendo anche a vedere il mare dalla Punta Martin, uno dei luoghi più belli di questa parte dell’Appennino.
Nel Parco delle Capanne di Marcarolo esistono 9 punti di arrivo per il traffico motorizzato per poi intraprendere gli itinerari previsti da percorrere a piedi ma anche in mountain bike o a cavallo. Per una scoperta giocosa del territorio alessandrino e, in particolare del Parco delle Capanne di Marcarolo, vi possiamo consigliare l’escursione ai laghi di Gorzente dedicata ai bambini dai 4 anni in su: un anello naturalistico che consente di visitare ambienti molto diversi e di godere di ampi panorami percorrendo un sentiero senza pericoli oggettivi come strapiombi o ripidi ghiaioni. Iniziando la salita del sentiero naturalistico ad anello dei Laghi del Gorzente, ben introdotto da un pannello esplicativo, si arriva al piccolo ma bellissimo rifugio del Cai che offre un locale coperto e protetto con panche e tavoli per fare un bel pic-nic all’aria aperta.

Il Parco delle Capanne di Marcarolo è un territorio ben conservato dal punto di vista ambientale anche grazie all’assenza di industrie invasive ed è un posto perfetto per far conoscere la natura ai bambini e farli entrare in contatto con la grandissima varietà di specie sia a livello faunistico, soprattutto mammiferi e uccelli della zona in questione, che di piante e fiori. Ogni ambiente ha le sue rarità floristiche ma l’orchidea è il fiore più diffuso sul territorio del Parco delle Capanne: si organizzano per i ragazzi, infatti, numerose visite guidate alla scoperta della Orchis Laxiflora, viola e purpurea, della Neottia che si confonde tra i rovi, della Gjmnadenia Conopsea che è l’orchidea forse più pregiata e della Orchis Morio che si presenta rossa e al centro bianca.

Non solo natura ma anche un’interessante esperienza nelle tradizioni culturali e locali, questo offre il Parco delle Capanne alle famiglie che visitano l’area naturalistica alessandrina. L’ecomuseo di Cascina Moglioni, ad esempio, è una tappa fondamentale per i turisti del Parco delle Capanne di Marcarolo perchè offre  la straordinaria opportunità di far immergere i visitatori in una nuova dimensione con visite guidate che appassioneranno anche i bambini. Gli itinerari di questa unità poderale tipica del territorio di Bosio (provincia di Alessandria) spaziano dalla visita all’orto didattico, potendo apprezzare nel periodo tardo primaverile-estivo le principali colture tipiche della montagna di Marcarolo, alla visita alla “barca” con tetto in paglia, ovvero il tradizionale ricovero del fieno, fino all’arboreto in cui è possibile ammirare le varietà tipiche di castagno, melo, pero e susino. Le visite alla sede dell’Ecomuseo di Cascina Moglioni saranno sempre guidate da personale qualificato dell’Ente Parco.

Iniziative ed eventi
Tanti gli eventi in programma durante l’anno al Parco delle Capanne di Marcarolo: dall’Antica fiera del bestiame prevista alla fine di Luglio, alla Festa dei Parchi il 24 Maggio fino al Marcarolo Film Festival, manifestazione di cinema dedicato a tematiche ambientali, naturalistiche e socio-antropologiche. Gli appuntamenti sono davvero tanti e vari, adatti per le famiglie che vogliono visitare Alessandria ma non rinunciano alla natura e a pic-nic all’aperto.

QUATTRO PASSI SUL MONTE TOBBIO

QUATTRO PASSI SUL MONTE TOBBIO

Al centro del Parco Capanne di Marcarolo troviamo il Monte Tobbio (altitudine mt. 1092) che vigila sulla pianura alessandrina e cattura lo sguardo dei turisti grazie ai suoi versanti spogli e notevolmente scoscesi. Il Monte Tobbio non è la cima più elevata del Parco delle Capanne di Marcarolo, però, grazie alla sua collocazione centrale e alla forma piramidale, rappresenta l’escursione più frequentata. L’area del Monte Tobbio è dotata di un’ampia rete di sentieri che offre infinite possibilità di trekking da uno a più giorni, in base alla lunghezza e alla difficoltà. Gli escursionisti del Monte Tobbio di solito prediligono scalare il Monte partendo dal Valico degli Eremiti che viene raggiunto direttamente in auto ed è uno dei percorsi classici e più brevi per salire sul Monte del Parco delle Capanne di Marcarolo. Tuttavia si può anche scegliere un’escursione più impegnativa e suggestiva come quella che parte dai Laghi della Lavagnina e che consente di abbinare alla salita verso la vetta del Monte Tobbio anche la visita dei Laghi scoprendo l’angolo appartato e selvaggio della valle del Gorzente, che si trova tra i Laghi e gli Eremiti.

Per chi non pratica escursionismo ma vuole arrivare al Monte Tobbio può percorrere sia la strada panoramica partendo dal comune di Bosio che arrivare al paese di Voltaggio, risalendo la provinciale della Val Lemme (SP 160) con l’automobile, per poi attraversare il sentiero 403 che si trova in piazza Garibaldi (al centro del paese).  Molto interessante per la diversità di ambienti è la salita “integrale” dal Lago della Lavagnina che si raggiunge dal Valico degli Eremiti percorrendo la Valle del Gorzente: tramite questo percorso si raggiunge il monte Tobbio cogliendo gli aspetti più significativi dell’Area protetta del Parco delle Capanne di Marcarolo. Molto suggestiva, inoltre, è la passeggiata natalizia di notte che i vari CAI provinciali organizzano annualmente la sera del 25 Dicembre partendo dal Valico degli Eremiti. 

Sulla cima del Monte Tobbio è ubicata una chiesetta, del 1897, dedicata a Nostra Signora di Caravaggio: chi riesce a salire fino alla cima del Monte non deve dimenticare di rispettare la tradizione ovvero di  suonare la campana della chiesa e firmare il quaderno degli ospiti. La chiesetta è anche un rifugio d’emergenza di proprietà del Club Alpino Italiano di Novi Ligure. 

Salire sul Monte Tobbio significa fare un’escursione naturalistica per immergersi nella natura delle montagne oltrepadane. Grazie alle particolari condizioni geo-climatiche, infatti, durante la salita al Monte del Parco delle Capanne di Marcarolo è possibile ammirare aree di rimboschimento a pino nero (Pinus nigra) con un’abbondante presenza di sorbo montano (Sorbus aria) e nel periodo tra la primavera e l’autunno convivono specie mediterranee come l’erica (Erica arborea), la profumatissima dafne (Dafne cneorum), il ricercato narciso selvatico (Narcissus poeticus) e specie alpine come l’astro alpino e l’erica carnea.

Gli ambienti diversi, l’abbondanza di acqua e i bassi livelli di inquinamento sono tutti fattori favorevoli che consentono anche la sopravvivenza di numerose specie animali come poiana, capriolo, tritone, gambero di fiume, merlo acquaiolo e il rapace, simbolo del Parco naturale. 

Oltre alla varietà di vegetazione, chi raggiunge la cima del Monte Tobbio può ammirare, se la giornata è limpida, anche un panorama spettacolare con una vista a  360° che  spazia dalla catena alpina di Liguri, Marittime e Cozie (una leggenda dice che in giornate particolarmente favorevoli si arrivano a scorgere anche i Monti del Trentino) alla pianura padana, agli Appennini fino ai vicini Monti di Leco e Figne con vista sui laghi del Gorzente e, in lontananza, la Madonna della Guardia. Volgendo lo sguardo a Sud, dalla cima del Monte si arriva anche a scorgere il Mar Ligure, distante solo 18 km in linea d’aria, e addirittura, qualche fortunato è riuscito a intravedere anche uno scorcio della Corsica. 

PARCO CAPANNE DI MARCAROLO: DOVE MANGIARE?

PARCO CAPANNE DI MARCAROLO: DOVE MANGIARE?

Il Parco naturale delle Capanne di Marcarolo è un’area naturale protetta istituita nel 1979. Il Parco si trova in Piemonte e si estende per circa 95mila Km arrivando al confine con la Liguria. Chi vuole trascorrere una giornata all’insegna della natura e di panorami spettacolari tra i boschi non può fare una tappa al Parco delle Capanne: tanti i percorsi da percorrere con la moto, a piedi (si consigliano scarpe da trekking o da ginnastica per la presenza di rocce), in bicicletta o a cavallo. 

Il Parco delle Capanne di Marcarolo è raggiungibile sia da chi soggiorna in Liguria, in quanto dista circa 10 km dal Mar Ligure ed è a metà strada tra Genova e Novi Ligure, che in Piemonte, in particolare l’area naturalistica comprende i comuni della provincia di Alessandria come Bosio, Lerma, Voltaggio, e offre la possibilità di immergersi in una natura lussureggiante ed ancora incontaminata. Chi si reca al Parco delle Capanne di Marcarolo può effettuare bellissime camminate con diversi livelli di difficoltà, rinfrescarsi nelle acque del torrente Gorzente, ammirarne i laghi e gli splendidi castagni secolari, visitare l’ecomuseo di cascina Moglioni o fare un tuffo nella storia con il sacrario dei Martiri della Benedicta e godere della cucina grazie a più punti di ristoro ideali per tutti i gusti e per tutte le tasche. 

Parco Capanne di Marcarolo: dove mangiare?

Sono circa 29 le strutture che offrono ristoro ai visitatori del Parco delle Capanne: agriturismi, bar, ristoranti e pizzerie. Per chi sceglie il lato ligure del Parco può gustare un’ottima cucina a Cascina Foi Restaurant consigliato su Tripadvisor per i cibi semplici e casarecci: l’antica cascina ristrutturata è ideale per un pranzo conviviale con amici dopo un’escursione al Sacrario della Benedicta, distante un centinaio di  metri dal ristorante.  Tra i piatti consigliati di Cascina Foi già provati da altri clienti ci sono gli gnocchi tradizionali col pesto, da provare anche quelli all’ortica, fettuccine al sugo di cervo, zuccotto di polenta annegato nella fonduta  poi carni cotte alla brace, capriolo e selvaggina, e lo strudel di mele. Il rapporto qualità prezzo è molto buono e la location è consigliata per chi vuole trascorrere qualche ora immersa in una natura lussureggiante godendo di ottimi piatti e di una vista mozzafiato.

Un altro ristorante consigliato per chi si trova nel cuore del Parco Naturale Regionale delle Capanne di Marcarolo, in particolare ai piedi del Monte Tobbio dell’Appennino piemontese ai confini con la Liguria, è  Baita Rio Gorzente. La Baita prende il nome dal torrente Gorzente che scorre nei pressi del Monte Tobbio ed è un ottimo punto di appoggio per il turismo naturalistico e per chi pratica trekking o escursionismo. La struttura è aperta da Aprile fino a Ottobre ed è consigliata per chi desidera campeggiare nel Parco, fare escursioni, ascoltare buona musica e mangiare prodotti tipici locali e bevande artigianali come la birra artigianale Pasturana, ottimi vini e digestivi prodotti dalla casa. Altri punti di ristoro consigliati sono Trattoria degli Olmi e Antica Trattoria del Canto nei pressi di Bosio (Alessandria), Osteria Vallebona a Campo Ligure. Per chi, invece, vuole fare un picnic nel Parco ci sono tante aree attrezzate con tavoli e focolari. I posti ideali per la gita fuoriporta nel Parco delle Capanne sono nei pressi di  Ovada, nella zona compresa tra il laghi di Lavagnina, vicino al torrente Gorzente nei pressi del sacrario dei Martiri della Benedicta e al guado sul torrente Lemme. 

Comunque, tutto il parco delle Capanne è attrezzato ed è valorizzato con agriturismi, bar, ristoranti, aree sosta per camper e servizi per il trekking. 

Parchi e riserve naturali in Piemonte – Proposte didattiche per l’educazione ambientale

Parchi e riserve naturali in Piemonte – Proposte didattiche per l’educazione ambientale

Il Parco Fluviale del Po tratto vercellese/alessandrino e la Riserva Naturale del Torrente Orba sono inseriti in un vasto comprensorio territoriale costituito da ambienti naturali  di estrema ricchezza, tutti strettamente legati ai corsi d’acqua, quali lanche, risaie,  stagni,  ghiareti del fiume, gerbidi, boschi ripari fino alle pendici collinari del Monferrato che si affacciano sul fiume. Ovviamente, in presenza di tale e tanta varietà di ambienti, anche le presenze faunistiche diventano un elemento di enorme valore ambientale. Da non dimenticare l’importante azione esercitata  dalle piene dei corsi d’acqua che oggi, come in passato, costituiscono un elemento di vitalità ambientale delle due aree, nelle quali si raccolgono le acque dei più importanti fiumi e torrenti xxx dell’arco alpino occidentale e dell’appennino ligure-piemontese. Ulteriori elementi di ricchezza del territorio sono rappresentati dalle tracce degli eventi storici e dai numerosi esempi di insediamenti ancora presenti, attraverso i quali è ancora oggi possibile seguire o meglio, studiare, i complessi meccanismi di trasformazione che il territorio ha subito nel tempo. Utilizzando opportunamente le risorse messe a disposizione dal territorio, le attività e i programmi proposti dal Parco consentono di conoscere attentamente l’ambiente naturale senza però dimenticare i grandi temi ambientali e l’inevitabile impatto umano, e permettono anche di esaminare in modo critico la successione degli eventi storici, accompagnandoci serenamente in un mondo fatto di sensazioni, poesia, silenzi e osservazioni accurate. Uno degli aspetti meno conosciuti, ma sicuramente di maggior valore dato dalla presenza del Parco, è senza dubbio l’elevato livello di biodiversità esistente. Questa caratteristica ha assunto oggi un valore inestimabile, in quanto il territorio che circonda il Parco è stato sistematicamente impoverito nel corso degli anni, per far posto alle coltivazioni intensive che hanno occupato ogni spazio ed eliminato tutto ciò che non rientrava nel ciclo produttivo. Questo valore inestimabile ha consentito di costruire, nel corso degli anni, una serie di percorsi educativi, inizialmente rivolti alla scoperta e alla conoscenza delle numerose sfaccettature della biodiversità (insegnamento delle scienze naturali all’aperto), che col tempo  però si sono gradualmente sviluppati fino a proporre, mediante semplici attività,  la conoscenza dei complicati meccanismi delle attività sostenibili, del cambiamento delle abitudini della vita di tutti i giorni, del rispetto di tutte le forme di vita e degli ambienti che le ospitano. L’uomo (nel nostro caso il ragazzo) non è più al centro dell’universo con la facoltà di dominare creando e distruggendo, ma diventa essere vivente consapevole che il proprio futuro dipende esclusivamente dal suo armonico inserimento in un sistema universale dove non esistono padroni.

 

Gli Alberi: la Vita

La “Festa dell’ Albero”, al di là degli ovvi obiettivi di sensibilizzazione generale, porta con sé  un articolato progetto di educazione ambientale in collaborazione con l’associazione Legambiente, destinato ad interessare le scuole elementari e medie del Parco per almeno un paio di anni. L’idea di fondo è abbastanza semplice: mettere a dimora  un nuovo albero con la collaborazione dei ragazzi ed “usare” questo piccolo rito propiziatorio, per avviare un discorso di  più vasto respiro, sostenuto “sul campo”, da tante piccole attività pratiche per conoscere, sentire, toccare, adottare e farsi carico di quel nuovo pezzo di bosco. Il Parco propone di intervenire in quelle zone nelle quali già da alcuni anni ha avviato interventi di ricostituzione degli  ambienti naturali. Nel corso dell’anno scolastico, le classi interessate, oltre ad eseguire la vera e propria piantumazione degli alberi, saranno coinvolte in una serie di attività pratiche  finalizzate a creare un legame affettivo con “un pezzo di natura”, partendo  proprio da quei piccoli  alberi messi a dimora. L’idea del Parco dunque è quella di stimolare l’interesse dei ragazzi ”occupando” nuovi spazi naturali e soprattutto prendendosene cura nel tempo, elaborando magari piccoli progetti di ricostituzione ambientale  con la “firma” della scuola e dei suoi protagonisti. E’ un modo diverso di impossessarsi del territorio del quale tutti noi facciamo parte.

 

Alla scoperta della storia  del mare a quadretti
La trasformazione del territorio nel tempo, le coltivazioni agricole dal medioevo fino ai giorni nostri e l’ambiente naturale fluviale saranno gli argomenti guida che predominano in questa proposta didattica. La visita alla Grangia di Pobietto, antica dipendenza rurale dell’Abbazia di Lucedio, sarà uno dei tasselli principali che ci farà comprendere al meglio il concetto di tempo attraverso i cambiamenti del territorio e la successione delle coltivazioni fino ai giorni nostri. Il complesso rurale, situato vicino al grande fiume, racchiude tra le sue mura, ancora visibili in alcune parti dell’insediamento più antico, la storia della vita dei videos porno gratis degli frati Cistercensi che a partire dal periodo medievale iniziarono il grande lavoro di trasformazione del territorio, durato molti secoli e ancora oggi non terminato. Lasciandosi la grangia alle spalle, si raggiungerà la sponda dl fiume dove sarà possibile immergersi nei fitti boschi della Riserva Naturale e ammirare lo spettacolo della collina i cui boschi ospitano una consistente colonia di aironi.

 

Sotto il cielo in compagnia delle stelle
Un  fazzoletto di terra ricco di piccole piante, alti fiori, colorati insetti e sassi di mille forme  saranno gli elementi essenziali per questa proposta didattica adatta ai bambini della scuola materna e del primo ciclo della scuola elementare. La proposta si pone l’obiettivo di esplorare, nel corso delle stagioni, una piccola porzione di bosco naturale. Si andrà alla ricerca e si osserverà la vita dei piccoli animali, soprattutto insetti, cercandoli tra le numerose piante presenti, le colorate erbe, ascoltando i suoni e annusando i profumi. Tutti questi elementi ci forniranno la chiave per scoprire le numerose meraviglie del mondo naturale e le più elementari regole della vita sul nostro Pianeta. Il tutto sarà svolto attraverso attività pratiche che coinvolgeranno tutti gli studenti e i numerosi incontri “casuali” con esperti speciali renderanno l’escursione più avventurosa e dinamica. L’attività proseguirà con l’osservazione in laboratorio e la classificazione degli esemplari. E’ prevista inoltre un’uscita serale della durata di tre ore che ci permetterà di percorrere gli stessi luoghi per riscoprire la vita, i suoni e le sensazioni nel mondo naturale di notte, osservando il cielo e le stelle e familiarizzando con la notte e con i suoi misteriosi avvenimenti.

 

Il Po, il tempo e l’uomo
Il programma è tutto dedicato al nostro fiume ed affronta temi legati all’ambiente fluviale e alle problematiche connesse ad esso. Si conosceranno approfonditamente le caratteristiche del fiume sia sotto l’aspetto naturalistico (flora, fauna e ambienti fluviali) sia sotto l’aspetto antropico (regimentazione delle acque, interventi colturali, urbanizzazione), per poi analizzarne le modificazioni nel tempo e nello spazio attraverso l’osservazione sul campo  e l’uso delle carte topografiche. Si affronteranno i diversi aspetti dell’inquinamento fluviale e quindi anche  delle conseguenze degli ultimi eventi alluvionali e nel contempo le modalità di recupero e di intervento sulle aree degradate. I ragazzi avranno l’occasione di affrontare per la prima volta con l’aiuto di esperti il complesso mondo delle norme per la tutela e la conservazione del territorio e quindi anche del Sistema delle Aree Protette Regionali.

 

Acqua una risorsa da salvare
Fra tutti i problemi che caratterizzano l’ambiente che ci circonda, quello dell’acqua è forse il meno conosciuto ma certamente  fra i più gravi. Dopo l’aria, l’acqua è la sostanza più comune sulla Terra ed è il fattore determinante che permette lo sviluppo della vita sul nostro pianeta. Essa riveste la superficie terrestre in uno strato sottile e prezioso. La maggior parte dell’acqua è salata (97%), e solo una piccola parte di quel che rimane  è utilizzabile dagli esseri viventi. Molta non riusciamo neppure a vederla, ad esempio alcune delle nostre case poggiano su immensi depositi di acqua. Ma le disponibilità di acqua dolce non sono inesauribili. La quantità di acqua dolce disponibile non è distribuita in modo uniforme in tutte le zone del mondo di video porno, i consumi di acqua sono aumentati vertiginosamente ed è sempre crescente la quantità di acqua inquinata oramai inutilizzabile. Tutti gli organismi viventi a partire da quelli unicellulari fino a quelli più complessi, uomo compreso, sono costituiti  in gran parte da acqua e tutti i processi biologici sul pianeta hanno l’acqua come “ingrediente” fondamentale. L’agricoltura e l’allevamento non potrebbero esistere senza acqua.  Una grossa parte dei processi industriali  che hanno determinato il nostro attuale  livello di sviluppo e di civiltà, sono basati sulla presenza dell’acqua, e si potrebbe continuare ancora a lungo con altri esempi. Nella vita di tutti i giorni diamo per scontata l’esistenza dell’acqua  e anche i processi educativi  (nella scuola, in famiglia, nelle istituzioni) non hanno mai dato la giusta importanza a questa risorsa. Questo programma didattico si propone di aprire una finestra sulla realtà della risorsa acqua  e di tutti i suoi numerosi e gravi problemi poco conosciuti, facendo riferimento alla realtà del nostro territorio che è caratterizzato da una forte presenza  di acqua: i fiumi Po, Tanaro e Sesia,  il torrente Orba, le risaie e il conseguente sistema irriguo.

Studi e ricerche all’interno dei parchi

Studi e ricerche all’interno dei parchi

La realizzazione e la promozione di studi e ricerche scientifiche rappresentano una delle finalità istitutive del Parco. Le informazioni scientifiche sono, oltretutto, la premessa per impostare su solide basi ecologiche le attività di pianificazione, gestione e monitoraggio del territorio porno.

Ciò è tanto più vero per un parco, come il nostro, che si estende su un’area significativamente antropizzata, ove le zone di elevato interesse naturalistico convivono, fianco a fianco, ad aree alterate dall’attività umana, presentandosi spesso disgiunte in piccoli frammenti.

Alcune ricerche sono svolte direttamente dal personale dall’Ente-Parco, altre da collaboratori scientifici e da università o istituti di ricerca, sovente con la realizzazione di tesi di laurea, tirocini o di stages, supportati dalle strutture del Parco.

Come presumibile tra gli studi prevalgono quelli riguardanti gli aspetti biologici, ma non sono trascurati i titoli rivolti alle materie idrogeologiche, territoriali, storiche e sociali. Attualmente sono in attività due stazioni di inanellamento, una gestita direttamente dal Parco ed una dal GPSO (Gruppo Piemontese Studi Ornitologici), mentre viene svolto con continuità il monitoraggio permanente dell’avifauna e lo studio delle dinamiche vegetazionali degli ambienti fluviali.

Oltre agli studi preliminari alla redazione dei piani del parco, le ricerche più significative svolte in passato e/o tuttora in corso riguardano:

– gli aspetti faunistici, con approfondimenti su specie o gruppi particolari come occhione (Burinus oedicnemus), airone rosso (Aredea purpurea), tasso (Meles meles), nutria (Myocastor coypus), carabidi, su singoli siti come il biotopo di Fontana Gigante o la Garzaia di Valenza, o problematiche particolari come la relazione tra cormorani e ittiofauna;

– la qualità delle acque valutata con metodi biologici e la qualità della fascia fluviale definita con l’Indice di Funzionalità Fluviale; la vegetazione e la flora degli ambienti fluviali e collinari; la sperimentazioni di varie modalità colturali per la ricostituzione dei boschi naturali.

Il Biotopo “Palude di San Genuario” in provincia di Vercelli

Il Biotopo “Palude di San Genuario” in provincia di Vercelli

Il Biotopo “Palude di San Genuario” costituisce una delle poche interruzioni al continuum costituito dalla piana risicola vercellese. Il territorio del sito (con la proposta di ampliamento) si estende per 425 ha, con una forma allungata in senso est-ovest, in corrispondenza di un antico terrazzo fluviale alla base del quale si colloca la testata di alcune risorgive. In ragione delle peculiari caratteristiche pedologiche, nell’ambito di tale area sono comprese porzioni di territorio porno storicamente marginali per gli usi agricoli.

L’area è l’unico sito in Piemonte, e uno dei pochi a livello nazionale, dove nidificano contemporaneamente Tarabuso (Botaurus stellaris), Airone rosso (Ardea purpurea) e Falco di palude (Circus aeruginosus), specie legate ad ambienti di canneto di una certa estensione ed estremamente localizzate in Italia, oltre a Tarabusino (Ixobrychus minutus). Il sito è luogo di svernamento di Airone bianco maggiore (Egretta alba), nonché di sosta e alimentazione di numerosi Ardeidi quali: Nitticora (Nycticorax nycticorax), Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides), Airone cenerino (Ardea cinerea), Garzetta (Egretta garzetta) e Airone bianco maggiore (Egretta alba); viene segnalata la presenza di Moretta tabaccata (Aythya nyroca), che nell’area potrebbe trovare un sito idoneo alla nidificazione. E’ presente una delle poche popolazioni note a livello regionale di Testuggine palustre (Emys orbicularis).

Il Biotopo si trova in un comprensorio territoriale in cui sono presenti il Sistema delle Aree protette della Fascia fluviale del Po, il Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino e il Biotopo di Fontana Gigante. Attraverso interventi di gestione attiva è possibile connettere ecologicamente questi siti tra loro ripristinando, così, una piccola porzione degli ecosistemi primari della Pianura Padana.

L’area è inserita anche nell’elenco delle ZPS (Zona di Protezione Speciale per gli Uccelli, ai sensi della Direttiva 79/409/CEE) proposto dalla Regione Piemonte con delibera della Giunta Regionale n. 37 del 29/11/1999; le zone proposte come ZPS sono state trasmesse dal Ministero dell’Ambiente alla Commissione europea in data 3 agosto 2000, in risposta alla procedura d’infrazione 93/2165.

Parte della zona è tutelata come “Oasi di protezione della fauna” della Provincia di Vercelli; viene individuata come tale dal Piano Faunistico-Venatorio della Provincia di Vercelli. Una convenzione tra il Comune di Fontanetto Po e l’Ente-Parco ha affidato a quest’ultimo film porno la gestione dell’area dell’ex allevamento Alma: si tratta della porzione di maggior interesse naturalistico del sito. L’area del SIC rientra nell’elenco dei siti che la Regione Piemonte ha individuato, in base alla Legge Regionale 3/4/1995, n. 47, per la tutela dei biotopi. Attualmente, l’Ente-Parco sta curando la documentazione per la formalizzazione del provvedimento istitutivo.

La sola conservazione delle attuali caratteristiche del sito non garantirebbe la conservazione della biodiversità: solo la gestione attiva finalizzata al ripristino e, soprattutto, alla connessione del biotopo con aree circostanti a elevata naturalità potrà garantire la tutela e l’incremento della biodiversità nel biotopo stesso. In tal modo, si contribuirà anche alla costituzione di una rete ecologica che ripristini almeno una piccola parte degli ecosistemi primari della Pianura Padana.

A tal fine, l’Ente-Parco acquisirà in gestione diretta una serie di terreni, sia attraverso accordi con Amministrazioni comunali e privati sia attraverso acquisti. Gli interventi di gestione previsti consentiranno la conservazione del sito e l’incremento del livello di naturalità e biodiversità degli ambienti presenti. In particolare, si incrementerà l’estensione e lo sviluppo del querco-carpineto medioeuropeo, del canneto e dei popolamenti vegetali di acque correnti. Verranno effettuati interventi atti a stabilizzare e ad aumentare la variabilità ambientale del sito (in particolare differenziando ambienti umidi a diverse profondità di acqua), in modo da assicurare habitat idonei per la sosta, la nidificazione e l’alimentazione delle specie animali d’interesse comunitario. La progettazione e la realizzazione degli impianti finalizzati all’ampliamento delle formazioni arboree planiziali si orienteranno prioritariamente alla scelta di aree che garantiscano la possibilità di ridurre l’isolamento ecologico del sito creando corridoi ecologici di collegamento con altre aree forestate vicine. Inoltre, si intraprenderanno azioni atte a favorire il miglioramento dell’integrità ecologica dei canali e videos xxx dei fontanili presenti nell’area.
Tarabuso.

Si ritiene, inoltre, fondamentale accrescere la sensibilità delle popolazioni locali verso la necessità di mantenere zone umide naturali, quali habitat essenziali per la sopravvivenza di molte specie animali e vegetali considerate prioritarie a livello regionale, nazionale e comunitario. La sensibilizzazione ed il coinvolgimento delle popolazioni locali sarà attuato grazie allo svolgimento di attività di promozione e divulgazione, nonché attraverso la predisposizione di strutture per una fruizione qualificata dell’area: fine ultimo è quello di costruire, nelle popolazioni locali, la consapevolezza del grande valore naturalistico del sito. Le strutture per la ricezione permetteranno la costituzione di un Centro di studio per la valorizzazione delle zone umide.

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