ALLA SCOPERTA DELLA FLORA DEL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

ALLA SCOPERTA DELLA FLORA DEL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

All’interno del Parco Naturale Capanne di Marcarolo si possono incontrare e ammirare diversi esemplari di rilevante interesse botanico, infatti, alla ricchezza della fauna, si accompagna anche una grandissima varietà di piante e fiori, nonché fitti boschi di castagni secolari.

La vegetazione presente si può classificare come erbacea ed arbustiva, e frequentemente sono rilevabili zone in cui affiorano delle microtorbiere. I diversi ambienti che si possono incontrare fanno da scenario a diversi contesti, in cui vivono e crescono esemplari diversi da ammirare e scoprire, in alcuni casi anche molto rari. La vicinanza al mare delle montagne, dà luogo a condizioni climatiche particolari, di tipo sia mediterraneo che continentale, che permettono la coesistenza di specie tipiche sia della flora alpina che dell’ambiente mediterraneo.

Parecchie le specie endemiche e rare di notevole interesse, come l’agrifoglio dalle bacche gialle e un’esemplare di quercia anomala sempreverde.
Altro esempio è rappresentato dalla Drosera rotundifolia, che cresce in zone umide e acquitrinose, traendo nutrimento anche da piccoli insetti, che un tempo era presente anche in pianura ed oggi solo in pochissime zone montane. Il Cerastium utriense o poverina di Voltri, è invece una pianta classificata solo nel 1988 che cresce solo ed esclusivamente in questo Parco.

Tra le tante varietà floristiche, uno dei gioielli più rari e preziosi presente nel Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo, è rappresentato dall’orchidea che è anche il fiore più diffuso, protagonista di apposite escursioni. Tra le varietà di orchidee presenti, che si possono facilmente ammirare e riconoscere, si annoverano l’Orchis Laxiflora, di colore viola e purpureo, la Neottia solitamente nascosta tra i rovi, la Gjmnadenia Conopsea che è probabilmente la specie più pregiata e la Orchis Morio dal caratteristico colore bianco al centro e rosso all’esterno.

Seguendo un vecchio sentiero lungo le sponde del Rio Gorzente si raggiunge la radura di “Pian di Remo”, nelle cui vicinanze una sorgente ospita un esemplare di una felce molto rara, la Osmunda Regalis. Mentre, esplorando il sentiero che costeggia il Rio Badana, sembrerà al visitatore di ritrovarsi immerso in un rigoglioso giardino botanico in mezzo a specie rare quali il Lilium Croceum, la Daphne Cneorum, l’Armeria Plantaginea, l’ Astrantia Maior e il Gladiolus Palustris.

Data l’ampia estensione del Parco naturale, a seconda della zona che si visita ci si può trovare di fronte a scenari diversi: nella zona nord sono presenti tracce di antiche coltivazioni dedicate a secolari castagni e anche svariate zone boschive, prevalentemente formate da esemplari di pino marittimo. Queste piante, sono state utilizzate frequentemente e in maniera massiccia nel corso dei secoli, fornendo il legname necessario per le costruzioni navali, nei vicini ed operosi cantieri della città di Genova. Per sopperire all’utilizzo talvolta scellerato che in passato si è compiuto di questi alberi, causa del disboscamento di vaste zone, recentemente si è provveduto al rimboschimento di queste aree. Questi nuovi innesti, hanno portato anche alla conseguente modifica dell’habitat naturale e alla comparsa di nuove specie animali.

Durante l’escursione che prevede la scalata del Monte Tobbio è possibile ammirare vaste aree di rimboschimento a pino nero (Pinus nigra) con un’abbondante presenza di sorbo montano (Sorbus aria) e rare betulle. Nel periodo tra la primavera e l’autunno, grazie alle particolari condizioni geo-climatiche che vi si creano, sono facilmente visibili specie mediterranee come l’erica (Erica arborea), il ricercato narciso selvatico (Narcissus poeticus) oltre a specie alpine come l’astro alpino e l’erica carnea.

Viene organizzata all’interno del Parco la “Festa dell’Albero” con l’intento di avvicinare e sensibilizzare i ragazzi al rispetto dell’ambiente. Durante la manifestazione gli alunni delle scuole partecipanti, piantano un albero e prendendosene cura, costituiscono un legame affettivo con un piccolo pezzo di natura che durerà nel tempo.

LA FAUNA DEL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

LA FAUNA DEL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

La ricchezza naturalistica del Parco naturale Capanne di Marcarolo si manifesta anche nella ricchezza faunistica che lo caratterizza. Un’escursione alla scoperta dell’habitat, dei mammiferi e degli uccelli che lo abitano è un’esperienza stimolante e interessante per tutti, sia grandi che piccini.

I periodi migliori per visitare il Parco sono quello primaverile e i mesi autunnali: in Primavera si potrà godere appieno delle fioriture e incontrare facilmente qualche animale, mentre in Autunno i colori caldi tipici del periodo caratterizzeranno i boschi rendendoli particolarmente suggestivi.
Nei boschi del parco trovano un habitat congeniale nel quale vivere i cinghiali, le volpi, i tassi, i caprioli, i daini, i ricci, le faine, le lepri, i ghiri e i pipistrelli.

Se ci si ritrova a passeggiare nel Parco durante una giornata di pioggia potremmo avere l’occasione di godere della compagnia di particolari specie, che amano certe condizioni climatiche e potremmo avvistare l’affascinante salamandra pezzata (Salamandra salamandra), oppure il rospo comune (Bufo bufo) e la rana rossa (Rana temporaria) e le due specie di tritoni presenti nel Parco, l’alpestre (Triturus alpestris) e il crestato (Triturus cristatus). Il geotritone italiano (Hydromantes italicus), invece, abita in assenza di luce, le numerose miniere abbandonate presenti nel territorio del Parco.
In seguito ai recenti rimboschimenti che hanno interessato svariati esemplari di pino marittimo, i cui boschi erano stati in passato impoveriti per ricavarne legname, si è verificata la comparsa di nuove specie ornitologiche come la Cincia del Ciuffo e il crociere.

Passeggiando per i sentieri del Parco naturale Capanne di Montarolo si possono frequentemente avvistare e ammirare diverse specie di uccelli che nidificano nel territorio, tra i quali: le poiane, i gheppi, gli astori, i bianconi, che sono a rischio di estinzione, ma anche sparvieri e allocchi. Tra i fitti boschi della collina inoltre, è presente una numerosa colonia di aironi.

I fattori climatici, l’abbondanza di acqua e l’aria incontaminata che caratterizzano il Parco naturale delle Capanne di Marcarolo favoriscono la sopravvivenza di numerose specie animali come il raro crostaceo chiamato gambero di fiume, la trota fario, il merlo acquaiolo e il rapace, simbolo del Parco naturale.
Anche per quanto riguarda la categoria degli insetti il Parco ha molto da offrire in termini di varietà ed esclusività presentando elementi di grande interesse, tra cui specie di importanza conservazionistica come l’ortottero Saga pedo, farfalle come la colorata Zerinzia Zerinthia polyxena e coleotteri come il cervo volante Lucanus cervus.

Riservata alle scolaresche, tra le varie attività proposte, anche un’avventurosa escursione della durata di tre ore, durante la quale si può esplorare il Parco di sera, per scoprirne i rumori, i segreti e la vita che lo popola durante le ore notturne e godere di una spettacolare e suggestiva vista del cielo stellato.
Per avere informazioni più dettagliate su quello che il Parco naturale può offrire, i visitatori possono recarsi presso il punto informativo turistico in località Capanne di Marcarolo (Bosio) dove guide naturalistiche forniranno nozioni e materiale informativo per una visita esaustiva, oltre a suggerire i comportamenti più idonei da mettere in atto per avvistare e avvicinare gli animali della fauna autoctona.

L’Eco museo di Cascina Moglioni è sede di numerose attività didattiche che completano l’esperienza della visita e contribuiscono ad accrescere una maggiore consapevolezza di quello che c’è intorno, delle ricchezze del territorio e degli animali che lo abitano. Il personale qualificato del Parco ci accompagnerà inoltre, nella visita dell’orto didattico in cui si potrà apprendere quali sono le colture tipiche della montagna di Capanne di Marcarolo; entrare nel ricovero del fieno, una “barca” con tetto in paglia; scoprire l’arboreto con le varietà tipiche che caratterizzano la zona.

PARCO NAZIONALE DEL GRAN PARADISO

PARCO NAZIONALE DEL GRAN PARADISO

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso, che si estende in alta montagna tra il Piemonte e la Valle D’Aosta, e le province di Torino e Aosta, rappresenta un’incantevole scenario di fauna e flora che per vastità di estensione e varietà di esemplari può essere classificato tra i più importanti siti di rilievo naturalistico in Italia, nonché primo parco nazionale istituito nel nostro paese.

Svetta al di sopra delle splendide valli, la cima del Gran Paradiso, che con i suoi 4061 mt sul livello del mare dà il nome al parco e fa da silenzioso custode ad un ricco tesoro di bellezze tutte da scoprire.
Il Parco del Gran Paradiso si estende per 71.043 ettari e i paesaggi che lo compongono variano a seconda dell’altitudine e della latitudine, snodandosi tra grandi e verdeggianti praterie alpine, fitti boschi di larici e abeti e aspre rocce che caratterizzano gli immensi ghiacciai.

L’ambiente che vi si trova è di tipo squisitamente alpino punteggiato dai torrenti che nel corso dei secoli hanno plasmato le verdi valli, da pascoli di alta quota, e dagli alberi caratteristici delle zone boschive del fondo valle. I boschi, di latifoglie e conifere, ricoprono meno del 20% della superficie del Parco e sono importanti perché danno rifugio ad un gran numero di specie animali. Presenti in maniera ridotta zone umide che circondano stagni e laghetti dove vivono Graminacee, ma anche bellissime orchidee e alcuni esemplari di piccole piante carnivore.

Diffusamente presenti nel parco sono detriti di varia natura che compongono la parte più rocciosa del paesaggio, qui la vegetazione e le piante alpine trovano un ambiente ostile, con scarsità d’acqua, e hanno minori possibilità di attecchire e proliferare. Possono fare eccezione le Morene, che sono detriti particolari, originati dall’erosione dei ghiacciai e per questo più umidi e vallette nivali, maggiormente favorevoli alla presenza di vita vegetale. Caratteristiche e diffuse nel parco sono anche le vallette nivali, una sorta di avvallamento nel terreno in cui la neve si accumula e resiste per quasi tutto l’anno, qui vivono spesso i salici nani e i dicotiledoni formando tappeti verdi alti pochi centimetri.

La composizione rocciosa del Gran Paradiso è costituito da rocce di diverse età e provenienza, in alcune sedi sono presenti complessi stratificati di gneiss derivati dai graniti.

I villaggi e gli alpeggi del versante piemontese sono caratterizzati da abitazioni tipicamente costruite con la pietra, dimore di popolazioni storicamente dedicate alla pastorizia.

Percorrendo i sentieri del Parco possiamo facilmente incrociare esemplari di stambecchi al pascolo, animale simbolo del parco, di camosci e di simpatiche marmotte e se siamo fortunati, possiamo avvistare anche le aquile reali che nidificano da queste parti. Trai i 1500 e i 3200 metri di altezza, molto diffusa risulta essere la stella alpina, pianta simbolo dell’alta montagna.

Il nucleo dei sentieri escursionistici si dipana attorno ad antiche vie e mulattiere, costruite per ordine di Vittorio Emanuele II che già nel 1856 aveva destinato quest’area a riserva Reale di caccia. Fu grazie alla sua donazione allo stato italiano di una parte della riserva, che nel dicembre del 1922 venne istituito il Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Il parco è attrezzato per poter offrire svariate attività a chi ha voglia di immergersi nella natura: escursioni guidate accompagnati da esperte guide ufficiali, laboratori didattici ed attività per le scuole. Le escursioni sono modulabili alle specifiche esigenze e hanno diversi gradi di difficoltà e di durata, in modo da essere adatti e flessibili per tutti. Sono organizzate anche bellissime escursioni in notturna.

All’interno del parco c’è Il Centro di Educazione Ambientale di Noasca dove vengono svolti laboratori didattici, soprattutto rivolti a scolaresche di ogni ordine e grado, nel quale si possono rielaborare in laboratorio le osservazioni fatte all’aria aperta, sovente si organizzano incontri, conferenze e proiezioni atti ad approfondire e diffondere la conoscenza di questo piccolo grande angolo…di Paradiso!

PARCO NATURALE LA MANDRIA

Il Parco naturale La Mandria si trova tra i comuni di Torino, di Venaria Reale, città sede dell’omonima reggia sabauda e dei comuni limitrofi. È stato istituito dalla regione Piemonte nel 1978 e fa parte dal 1997 dei siti ritenuti “Patrimonio dell’umanità” e tutelati dall’UNESCO.

Il Parco indissolubilmente legato alla storia dei Savoia, in quanto loro tenuta privata di caccia, fu fatto recintare a metà del’800 da Vittorio Emanuele II che fece costruire un lunghissimo muro in pietra di 30 Km, lungo tutto il suo perimetro, rendendolo il Parco recintato più grande d’Europa con i suoi circa 6.000 ettari di estensione.

Deve il suo nome all’allevamento di cavalli che lì fu creato per le scuderie reali, da Vittorio Amedeo II e nasce inizialmente come appendice della limitrofa reggia della Venaria Reale, godendo di fortune alterne e contendendosi lo scettro di residenza di svago preferita dai Savoia con la Palazzina di Caccia di Stupinigi, prima di svilupparsi ulteriormente e rifiorire grazie a Vittorio Emanuele II.

Nel parco vivono liberamente diverse specie di animali selvatici e al suo interno si trova il più significativo esempio di foresta planiziale della regione, con alberi come la farnia, un tipo di quercia oggi raro in Italia, il carpino bianco, il frassino, il tiglio, l’olmo e la rovere. È possibile osservare all’interno del parco, la straordinaria presenza di rapaci di ogni tipo, di cicogne nere, gru, aironi bianchi maggiori, chiurli e altri ancora. Nelle zone intorno ai bacini idrici invece, è possibile incontrare, durante la visita, falchi pescatori, tartarughe palustri, garzaie di aironi cenerini e morette.  Il suo passato di riserva venatoria ha lasciato un segno indelebile nella fauna del Parco, dato dalla presenza ancora oggi di molti ungulati, come i cervi, i daini e i cinghiali.

Oltre alle bellezze naturalistiche, considerevole è il patrimonio storico-architettonico presente, costituito da oltre 20 edifici tra cui il complesso del Borgo Castello, numerose cascine, i resti di un ricetto medievale, una chiesa e due reposoir di caccia, tra cui il Castello dei Laghi.

All’interno de La Mandria storia, natura e paesaggio sono entità inscindibili e per questo motivo è di dovere una visita ad uno dei numerosi punti d’interesse che vi si trovano, il più importante dei quali, il Castello della Mandria con i suoi appartamenti Reali è anche sede di un interessante museo e di una ricca collezione di carrozze d’epoca. Per poter meglio indirizzare i visitatori e guidarli nella loro visita, sono presenti all’interno del parco due Punti informativi in prossimità degli ingressi principali.

Vi si può accedere attraverso vari ingressi, il principale dei quali si trova a Venaria Reale, poco distante dalla Reggia. Sempre molto frequentato, soprattutto dai torinesi, grandi e piccini, il Parco della Mandria rappresenta un’oasi di silenzio e natura a pochi km dal caos e dalla frenesia della città.

I suoi numerosi sentieri e percorsi di una lunghezza complessiva di 90 km, offrono l’opportunità di rilassanti passeggiate nel verde e di tranquille gite in bicicletta. All’interno del parco ci sono aree attrezzate per il pic-nic, punti di ristoro, cascine che offrono una buona cucina casalinga e punti di noleggio biciclette oltre a due centri didattici ed un centro studi. Vi è un’area attrezzata per il gioco dei bambini e la possibilità di compiere giri del parco in carrozza e fare passeggiate a cavallo.

Molto divertente ed amata, soprattutto dai più piccoli, l’escursione della durata di circa due ore a bordo di un trenino turistico che porta i visitatori alla scoperta del parco, della sua villa e dei laghi.

Numerose, inoltre, sono le attività organizzate durante tutto l’anno di educazione ambientale con numerosi laboratori didattici che si svolgono nelle cascine interne appositamente adibite, dove si tengono anche centri estivi per bambini e ragazzi che durante le vacanze vogliono trascorrere il loro tempo libero imparando a conoscere la natura e divertendosi all’aria aperta.

Diverse sono le iniziative organizzate anche in notturna nelle varie strutture, soprattutto nei mesi più caldi, come cene a tema, spettacoli teatrali e proiezioni cinematografiche.

PARCO NAZIONALE DELLA VAL GRANDE

PARCO NAZIONALE DELLA VAL GRANDE

Il Parco Nazionale della Val Grande è un’area naturale protetta che comprende l’intera Val Grande nella provincia del Verbano Cusio Ossola ed è la più estesa riserva protetta, sia delle Alpi che d’Italia.

Delimitata dalla valle dell’Ossola, il bacino del Lago Maggiore e la Valle Cannobina conta la presenza di mulattiere, alpeggi, terrazzamenti, vestigia di teleferiche, a testimonianza di come l’uomo nei secoli passati abbia intensamente frequentato la valle prima di abbandonarla progressivamente.

Il parco, ha molti segreti e meraviglie nascoste che aspettano di essere scoperte, fu istituito nel 1992 e comprende diverse valli, oltre alla Riserva naturale Val Grande integrale e biogenetica anche la Riserva naturale Monte Mottac. L’area si estende per più di 15.000 ettari e al suo interno c’è l’unico paese abitato, quello di Cicogna, raggiungibile in auto e da cui si può partire per diversi percorsi escursionistici ed anche il borgo medioevale di Vogogna.

Il terreno è prevalentemente montuoso, aspro ed inospitale, comprende diverse cime ambite dagli amanti della montagna come il Pedum, il Proman, i Corni di Nibbio, la Cima Sasso e la Cima della Laurasca. Interessanti per chi pratica alpinismo sono la scalata del Monte Zeda e del Pizzo Marona che si affacciano sul versante del Lago Maggiore, la cui ascesa, mediamente impegnativa, si svolge durante un’intera giornata. Di particolare interesse è l’affioramento, il più vasto delle Alpi, di rocce che appartengono ad una porzione di crosta continentale più profonda che rende il territorio del Parco un’area di straordinario interesse geologico.

Di grande importanza storica anche i ritrovamenti di incisioni rupestri dei massi coppellati dell’alpe Prà e dell’alpe Sassoledo, e di altre testimonianze simili riconducibili a varie epoche, più o meno recenti.

I corsi d’acqua che caratterizzano il parco sono Il Rio Valgrande ed il Rio Pogallo, barriere quasi invalicabili se non fosse per alcuni antichi ponti che, in specifici punti, ne permettono l’attraversamento.

Buona parte della superficie del Parco è costituita da boschi in cui sono presenti soprattutto castagni, faggi e noccioli; questi sono rifugio per diverse specie di animali tra cui: camosci, caprioli, cervi, cinghiali, lupi, volpi, scoiattoli, marmotte e ghiri. Molta attenzione bisogna prestare alla presenza delle temute e pericolose vipere, che strisciano numerose nel Parco.

Salendo in altitudine dominano paesaggi con praterie alpine in cui è possibile trovare piante rare e interessanti come l’aquilegia alpina, l’arnica montana, la genziana lutea e la campanula excisa, presente nelle zone d’alta quota più umide anche il tulipano alpino. Facilmente avvistabili esemplari di aquile reali e falchi pellegrini che volteggiano sulle cime e uccelli come il gufo reale, il picchio nero, il merlo acquaiolo, la ballerina gialla che nidificano sugli alberi o volano nei pressi delle rive acciottolate. Grazie all’abbondanza dei corsi d’acqua, che scorrono impetuosi nel Parco, anche la fauna che vive nei torrenti è interessante e comprende, tra gli altri, la trota fario e lo scazzone. 

In questa valle impervia, priva di insediamenti, la natura è molto selvaggia e si sta riprendendo lentamente il suo spazio. Inoltrarsi nel suo territorio significa imparare a riscoprire il silenzio, rotto soltanto dai rumori provenienti dai suoni della natura stessa, per entrare in contatto autentico con se stessi, fondendosi con quello che ci circonda: il fruscio delle foglie, il canto degli uccelli e il verso degli animali che ci abitano. Chi vuole immergersi autenticamente in questo spirito e godere della spettacolare vista della volta celeste lontano da ogni fonte di luce e sperimentare la bellezza del sorgere del sole da un punto di vista privilegiato, può fermarsi a dormire in uno dei bivacchi che l’ente parco mette a disposizione degli escursionisti.

Le attività che si possono svolgere nel Parco sono varie e adattabili ad ogni esigenza, si può scegliere tra: escursioni accompagnati dalle guide ufficiali del parco alla scoperta di angoli inesplorati e selvaggi; visite guidate come quella alla cava del Duomo di Milano da dove è stato estratto il marmo rosa per la costruzione di questo famoso monumento; esperienze di didattica ambientale rivolte alle scuole con vari laboratori e passeggiate per imparare ad apprezzare la storia e la natura di queste valli; Camp Supersport  che offre vitto e alloggi ai ragazzi che vogliono vivere un’esperienza unica in cui la pratica dello sport si fonde con il bellissimo contesto naturale; rassegne enogastronomiche e molto, molto altro.

UNA GIORNATA AL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

UNA GIORNATA AL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

COSA VEDERE

Un’area verde che si estende per più di 9000 ettari (9551,84 per la precisione) tra il Piemonte e la Liguria, è il Parco delle Capanne di Marcarolo, istituito nel 1979 come area naturale protetta, in una zona di inestimabile valore a livello idrografico, geologico e storico.

Compreso, a livello geografico, tra la val Lemme, la val Polcevera e la valle Stura, il parco rappresenta l’area verde più estesa di tutta la superficie metropolitana genovese e si estende fino al retroterra dell’Oltregiogo, già appartenente al territorio piemontese.

Tra i bacini d’acqua artificiali del Lago Gorzente e dei Laghi della Lavagnina, i torrenti Orba e Gorzente, balneabili e cosparsi di spiaggette su cui prendere il sole, le montagne tutt’attorno, come il monte Tobbio, il Parco rappresenta la meta ideale per il trekking fuori dalla città o una gita familiare alla ricerca di relax e scoperta di luoghi di antico valore storico. E per gli amanti dell’avventura esiste la possibilità di percorrere alcuni sentieri anche a cavallo o in mountain bike.

Visitabile tutto l’anno, il periodo migliore è senz’altro quello primaverile ed autunnale, per lasciarsi incantare dalle meravigliose fioriture di primavera e dai colori autunnali dei boschi di faggio e castagno. La vegetazione, infatti, è particolarmente florida all’interno del Parco e, grazie alla vasta area che ricopre, che dalle montagne si estende verso il mare, passa da paesaggi di tipo alpino a una vegetazione tipica delle zone mediterranee. Sono notevoli anche le specie animali presenti: in prevalenza si tratta di rettili e anfibi, tra cui il getrione di Strinati, serpente che vive nelle antiche miniere, in assenza di luce. Ma la varietà delle specie non si limita a questa: dai cinghiali, tassi, volpi, lepri, ghiri, daini che popolano i boschi di montagna, alle trote fario dei torrenti fino al biancone, un rapace a rischio di estinzione e diventato simbolo di questa area protetta.

Il Parco di Marcarolo costituisce davvero una risorsa d’oro per il patrimonio naturalistico di Piemonte e Liguria, non solo a livello simbolico, ma anche dal punto di vista geologico: nella zona del Monte Ovile e delle Ferriere, infatti, nel XIX secolo sono state attive delle miniere d’oro (di cui sono ancora visibili alcune gallerie), tanto che nel 1852 fu costruito uno stabilimento metallurgico.
Dal punto di vista storico, invece, il Parco ospita al suo interno il Sacrario della Benedicta, dedicato alla strage della Benedicta che vide la trucidazione di centinaia di partigiani italiani, rifugiatisi in questa zona per sfuggire ai plotoni tedeschi durante il regime nazista.

QUALI SENTIERI PERCORRERE

Sono nove i punti di partenza degli itinerari da percorrere, contrassegnati da una lettera e un numero e segnalati attraverso i segnavia della F.I.E. (Federazione Italiana Escursionismo), lungo il percorso, da simboli geometrici gialli.

ITINERARI PERCORRIBILI A PIEDI

1. A1: Valico Eremiti / Passo della Dagliola
Partenza: Valico degli Eremiti

2. A2: Valico Eremiti / Monte Tobbio
Partenza: Valico degli Eremiti

3. B1: Ponte Nespolo / Casina Nespolo / Passo Dagliola
Partenza: Ponte Nespolo

4. B2: Ponte Nespolo / Lago Bruno
Partenza: Ponte Nespolo

5. B3: Ponte Nespolo / Casina Preaduga / Cascina Carrosina / Passo della Tagliola / Monte Tobbi
Partenza: Ponte Nespolo

6. C1: Capanne di Marcarolo / Monte Pracaban
Partenza: Capanne di Marcarolo

7. D1: Capanne Superiori di Marcarolo / Monte Moro / Diga del Lago Badana
Partenza: Capanne Superiori di Marcarolo

8. D2: Capanne Superiori di Marcarolo / Diga del Lago Bruno
Partenza: Capanne Superiori di Marcarolo

9. D3: Capanne Superiori di Marcarolo / Costa Lavezzara
Partenza: Capanne Superiori di Marcarolo

10. F2: Lago Inferiore della Lavagnina / Lago Vergini / Valico Eremiti
Partenza: Lago Inferiore della Lavagnina

11. G1: Cirimilla / Cascina Maggie / Capanne di Marcarolo
Partenza: Cirimilla

12. H2: Strada della Colma (Magnoni) / Monte Colma / Monte Pracaban
Partenza: Strada della Colma – Magnoni

13. L1: Voltaggio / Monte Tobbio
Partenza: Voltaggio

14. M1: Passo della Bocchetta / Monte Figne / Cascina Carrosina
Partenza: Passo della bocchetta
piedi

ITINERARI PERCORRIBILI A PIEDI, A CAVALLO E IN MOUNTAIN BIKE

1. C2: Capanne di Marcarolo / Cascina Alberghi / Lago Bruno
Partenza: Capanne di Marcarolo

2. F1: Lago Inferiore della Lavagnina / Cascina Maggie
Partenza: Lago Inferiore della Lavagnina

3. G1: Cirimilla / Cascina Fuia / Capanne di Marcarolo
Partenza: Cirimilla

4. H1: Strada della Colma (Magnoni) / Cascina Spagnolo / Cascina Fontanassi
Partenza: Strada della Colma – Magnoni
COME RAGGIUNGERE IL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO

Il Parco delle Capanne di Marcarolo si trova in un punto di congiunzione facilmente raggiungibile dalle principali città del nord: dista, infatti, solo 30 Km da Genova, 130 Km da Milano e 150 Km da Torino. E’ raggiungibile in auto tramite le autostrade A26 e A7.

Dalla A26 (Gravellona–Genova) uscita Masone (GE); proseguire per Campo Ligure (GE); a Campo Ligure deviazione per Capanne di Marcarolo (S.P.69)

Dalla A7 (Milano-Genova), invece, sono tre le strade percorribili:

Uscita Serravalle Scrivia (AL); proseguire in direzione Gavi,Bosio, Mornese. Tra Bosio e Mornese prendere la deviazione per Capanne di Marcarolo (S.P.165)
Uscita Serravalle Scrivia (AL); proseguire in direzione Gavi,Voltaggio. A Voltaggio deviazione per Capanne di Marcarolo (S.P.166)
Uscita Genova Bolzaneto; proseguire in direzione Campomorone(GE). Da Campomorone deviazione per Piani di Praglia (S.P.4)
Non esistono invece collegamenti ferroviari adeguati che consentano di giungere in prossimità del parco.

IL SACRARIO DEI MARTIRI DELLA BENEDICTA

IL SACRARIO DEI MARTIRI DELLA BENEDICTA

Nel cuore del Parco naturale delle Capanne di Marcarolo, tra le valli Polcevera e Stura, nell’Appennino ligure, sorge il Sacrario dei Martiri della Benedicta, un sito di ruderi dell’antica Abbazia della Benedicta, conosciuta in ligure come ‘a Beneditta.

LA STORIA DEL SACRARIO

Questo luogo, uno dei primi complessi monastici benedettini della zona, un tempo era crocevia dei lunghi pellegrinaggi verso Roma, Santiago di Compostela e Genova e fungeva da punto di ristoro per i viaggiatori.
Ceduto dai monaci benedettini e passato in proprietà di diverse famiglie, il luogo divenne riconosciuto a livello nazionale in seguito ad un tragico episodio della storia italiana del secondo dopoguerra. Il sacrario fu, infatti, teatro del più efferato eccidio tra gli eventi che contraddistinsero la Resistenza Italiana, perpetrato a danno dei partigiani alessandrini.

In quei monti, dal 1943, si erano rifugiati numerosi renitenti alla leva, militari che avevano abbandonato l’Esercito e antifascisti, costituendo la Brigata Garibaldi Liguria e la Brigata autonoma Alessandria.
Dal 6 all’11 Aprile del 1944, il comando tedesco di Genova iniziò un’azione anti-partigiana, volta a stanare le resistenze dei ribelli nella zona del monte Tobbio, per rendere più sicure le strade di collegamento tra il Piemonte e la Liguria. Partirono con un cospicuo contingente di uomini e iniziarono ad appiccare incendi tra montagne e casolari.

I partigiani, privi di organizzazione e di armi, invece di disperdersi, decisero di cercare rifugio nella cascina della Benedicta, sede del comando partigiano, in attesa di comandi. Una volta arrivati lì, tuttavia, vi trovarono il nemico.

Furono in 147 i partigiani a perdere la vita, rinchiusi nella cappella adiacente e fucilati. Altri, circa 400 uomini tra partigiani e giovani contadini della zona, vennero inviati nei campi di concentramento tedeschi.
Oggi la vecchia abbazia è un complesso monumentale. Tra il 2000 e il 2009, infatti, in seguito ad un lavoro di restauro e recupero, è stato costituito il Sacrario dei Martiri della Benedicta e, annualmente, viene ricordato l’eccidio tramite una manifestazione nazionale.
Inoltre, tra il 2006 e il 2009 sono stati istituiti l’associazione “Memoria della Benedicta”, per incentivare il recupero e la valorizzazione del sito, e un centro di documentazione multimediale ubicato nella vicina Cascina Foi, aperto ai visitatori.
Il Sacrario dei Martiri della Benedicta si colloca all’interno di alcuni percorsi escursionistici denominati “I sentieri della Libertà degli altri”.

COME ARRIVARE AL SACRARIO

In auto è possibile raggiungerlo da Torino/Alessandria attraverso l’autostrada A21/A7 o da Milano e Genova tramite l’autostrada A7. Da entrambe le direzioni l’uscita è Serravalle Scrivia e da lì bisogna proseguire per la ss.35 e la sp.161 per Gavi, Bosio e, in seguito, per la sp.165 per Capanne di Marcarolo.

ALTRO DA VEDERE

Nelle vicinanze sono numerose le bellezze naturalistiche da poter visitare.
Proseguendo lungo la SP166 si attraversa il Valico degli Eremiti e si possono raggiungere Voltaggio, Gavi (con un bel centro storico e una fortezza), Serravalle Scrivia e Novi Ligure.

Un altro percorso, invece, è quello che permette di addentrarsi verso la zona naturalistica dei Laghi Gorzente fino al Passo Mezzano. Lungo il percorso è situato il Sacrario in ricordo dei partigiani fuggiti dall’eccidio della Benedicta e, in seguito, catturati e uccisi.
In alternativa, prendendo la SP165 verso Bosio, ci si addentra per la Valle Orba, attraversata dall’omonimo torrente, fino ad arrivare a Casaleggio Boiro, vicino ai Laghi della Lavagnina.

PARCO NATURALE DELLA COLLINA DI SUPERGA

PARCO NATURALE DELLA COLLINA DI SUPERGA

A pochi minuti dal centro di Torino, facilmente raggiungibile per chi ha bisogno di una pausa “verde” dal caos e dallo smog cittadino o per chi vuole concedersi un’allegra gita domenicale nella natura, sorge il parco della collina di Superga. Questo parco, istituito nel 1991, è formato dalle aree protette della Riserva Naturale Speciale del Bosco del Vaj e dal Parco della Collina di Superga ed è molto amato da turisti e torinesi, soprattutto nei mesi più caldi, in fuga dalla calura e dall’afa della città.
Il parco si inserisce in un insieme di rilievi collinari ed è ricco di prati, boschi e diverse specie di flora di origine alpina come il faggio, il pino silvestre, il sorbo montano e il mirtillo nero, alternate a specie mediterranee come l’orniello, il sorbo domestico, il pungitopo e il dittamo. Significativa anche la presenza: possiamo incontrare volpi, tassi, faine, donnole, ricci, scoiattoli rossi, ghiri e cinghiali e diversi uccelli rapaci oltre ai picchi, upupe, zigoli neri e numerose specie di passeracei.
Imponente e facilmente visibile da ogni punto della città è la presenza di un sito storico che da solo merita almeno una visita, la Basilica di Superga, uno dei simboli più famosi di Torino, che dall’alto dei suoi 670 mt di altezza offre spettacolari e impareggiabili vedute sulla città e sulle Alpi.
Costruita dal celebre architetto Filippo Juvarra nel 1713 per ordine di Vittorio Amedeo II, che fece voto di costruire una basilica nel caso in cui le truppe francesi e spagnole che assediavano Torino, lasciassero la città. Di tipico stile barocco, con una cupola che ricorda San Pietro e una cripta degna di nota, ulteriore testimonianza del potere e dell’influenza dei Savoia, le cui spoglie riposano al suo interno.
La Basilica è anche tristemente nota per la tragedia che nel 4 maggio 1949 coinvolse il Grande Torino: al ritorno da una partita di calcio, a causa della nebbia, l’aereo che trasportava la gloriosa squadra, si schiantò sul terrapieno ai piedi della Basilica. Sull’area dello schianto è stata deposta una lapide a memoria delle 31 persone che lì persero la vita, che è tuttora metà di incessante pellegrinaggio.

Un bel modo per raggiungere la basilica di Superga direttamente da Torino è utilizzare la tipica e pittoresca dentiera storica dalla stazione Sassi di Corso Casale, a bordo dei vagoni originali del 1934 si può in venti minuti percorrere con la tranvia i 3 km del versante collinare, compiendo un dislivello di 400 metri e un affascinante e divertente salto nel passato.

Il Parco Naturale della Collina di Superga si estende per circa 750 ettari nei comuni di Baldissero Torinese, Pino Torinese, San Mauro Torinese e Torino; l’area raggiunge i 720 mt di altitudine sul livello del mare nel suo punto più alto, il Colle della Maddalena, e si estende in tutta la parte est di Torino che è anche l’area in cui scorre, a valle, il tratto principale del fiume Po. Proprio dalla cima del Colle della Maddalena si staglia la riconoscibile sagoma del Faro della Vittoria, l’imponente statua dello scultore Edoardo Rubino, alta 26,5 metri, rappresentante la Vittoria Alata, eretta per celebrare la vittoria dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale.

Ci sono varie iniziative a cui si può partecipare nei diversi mesi dell’anno ed è possibile noleggiare biciclette per godere appieno degli innumerevoli sentieri percorribili, assolutamente da non perdere è l’esperienza delle escursioni in notturna. Per i più allenati si consiglia di inoltrarsi e percorrere a piedi o in bicicletta le strade e i sentieri, addentrandosi nella campagna e nei boschi, per immergersi nella natura.

Per chi non ha un buon allenamento, è tuttavia possibile raggiungere alcuni punti con i mezzi pubblici, come la tranvia o l’auto, per poi proseguire a piedi.  Ci si può imbattere all’interno del parco in antiche Vigne, cappelle private, muri di cinta in mattoni. Interessanti da visitare sono alcuni edifici storici, come la Vigna di madama Reale, oggi Villa Abegg, o Villa della Regina, una delle prime residenze reali costruite all’esterno della città.

A SPASSO PER IL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO IN MOTO

A SPASSO PER IL PARCO DELLE CAPANNE DI MARCAROLO IN MOTO

Tra la pianura e il mare, c’è di mezzo il Parco delle Capanne di Marcarolo!
L’area naturale stretta in un angolo della provincia di Alessandria e confinante con la Liguria rappresenta un itinerario moturistico ideale per chi è appassionato di moto e vuole trascorrere una giornata immerso nella natura selvaggia e incontaminata.
Non è basilare la meta da raggiungere perchè percorrendo i diversi sentieri del Parco delle Capanne di Marcarolo si può assaporare e godere il panorama mozzafiato che custodisce un vasto altopiano tra il versante costiero e quello pianeggiante.
Il Parco delle Capanne di Marcarolo offre sentieri di terra battuta che attraversano i boschi a cavallo tra Liguria e Piemonte e dove è possibile ammirare un paradiso di biodiversità costituito da una varietà di ambienti (come le specie erbacee e arbustive, affioramenti di microtorbiere che si alternano a castagni e pini marittimi) e di fauna (da ricordare i gheppi, le poiane, gli sparvieri, le salamandre, i rospi, i tritoni e la specie protetta del biancone migratore). Questa tipologia di percorso si può trovare partendo dalla città di Gavi, risalendo la valle del fiume Lemme per poi inoltrarsi verso i territori del Parco delle Capanne di Marcarolo ed è adatto ai motociclisti enduristi che amano principalmente le strade sterrate e mulattiere con qualsiasi condizione del terreno e meteorologica.

Per chi ama percorrere curve e strade d’asfalto con la propria motocicletta il sentiero ottimale è quello dei Piani di Praglia, questo il nome della località alle spalle di Pontedecimo, dove l’asfalto scorre veloce e ci sono tornanti abbastanza larghi per concedersi qualche piega divertente. Dai Piani di Praglia si può prendere il sentiero Naturalistico dei Laghi del Gorzente, un anello di 13 km per raggiungere il Lago Lungo e il Lago Bruno. Il motociclista che sceglie questo percorso potrà divertirsi a prendere velocità sulla discesa più repentina verso Campomorone e godere di una strada in perfetto stato di manutenzione per assaporare così il piacere di percorrere il Parco delle Capanne di Marcarolo senza l’ansia di traffico e insidie dietro le curve. In questa zona si trovano sia un locale che un’area attrezzata dove poter sostare con la moto: la trattoria La Chelina è il punto di ristoro che si trova sul percorso dei Piani di Praglia verso il Gorzente dove poter gustare panini e una buona scelta di birre e accanto si trova anche un’area attrezzatissima (barbecue, panche, tavoli e persino bagni) per aprire la propria borsa frigo e godersi un pic-nic all’aria aperta. Dopo il pranzo si può proseguire lungo la strada e dopo la salita al Passo della Bocchetta si giunge su una terrazza dove lo scenario è mozzafiato: la vista arriva fino al mare ligure che si può scorgere tra le cime di questo tratto suggestivo dell’appennino.

Ovviamente non si può parlare del Parco delle Capanne di Marcarolo senza citare il Sacrario dei Martiri della Benedicta presente nel Parco omonimo della Benedicta . E’ una sosta quasi obbligata per tutti i motociclisti che da Voltaggio (SP 160) si dirigono verso la selvaggia valle del Gorzente: quando si arriva a questo ex monastero benedettino, quartier generale della resistenza prima che fosse fatto esplodere dai nazisti, a Pasqua del 1944, bisogna spegnere il motore della moto e ascoltare il silenzio magico di questo posto. Dopo anni di abbandono i ruderi dell’ex monastero benedettino, luogo della strage, sono stati oggetto di un’opera di restauro e recupero per ben 7 anni che ha portato alla creazione del Sacrario dei Martiri della Benedicta. Chi volesse conoscere di più sul Sacrario della Benedicta può affidarsi al percorso di cartelloni, voluti dalla Regione Piemonte, che illustrano le tragiche storie di quei giorni e le testimonianze di chi è sopravvissuto. Andare in moto al Parco delle Capanne di Marcarolo, insomma, vuole dire fare una gita in mezzo alla natura selvaggia ma anche con forti connotazioni simboliche.

PARCO NATURALE DI STUPINIGI

PARCO NATURALE DI STUPINIGI

Storia e natura si fondono in questo imperdibile Parco reale, che si trova a Nichelino alle porte di Torino, prima cintura sud della città e che ospita la bellissima Palazzina di Caccia omonima e il castello medioevale Castelvecchio di Stupinigi, residenza dei marchesi Pallavicino. Istituito come parco naturale nel 1991 ad opera della Regione Piemonte, si estende per circa 1700 ettari, e comprende sia zone agricole che boschive.

I famosi cervi, simbolo del parco sono ormai scomparsi da più di un secolo, al loro posto, sopravvivono numerosi cinghiali e diverse specie animali tra cui scoiattoli grigi e rossi, donnole, volpi, minilepri, moscardini, faine e vari esemplari di uccelli tra i quali la cicogna bianca, il prispolone e lo spioncello. È possibile avvistare anche numerosi rapaci, sia diurni che notturni. La flora è prevalentemente costituita da boschi di planizie che ospitano esemplari di farnia, rovere e querce di importanti dimensioni.

La Palazzina di Caccia, gioiello storico e nucleo principale attorno a cui si sviluppa il Parco, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1997, fu commissionata nel 1729 da Vittorio Amedeo II al celebre architetto Filippo Juvarra, autore anche di numerosi capolavori architettonici che caratterizzano la città sabauda. La sua funzione più importante era quella di residenza venatoria per la famiglia reale e i suoi nobili ospiti durante le numerose battute di caccia organizzate, nonché sede di villeggiatura del re e della sua famiglia. Il progetto, che si ispira al gusto rococò delle dimore europee dell’epoca, ne fa una residenza sontuosa e raffinata, sede prediletta dai Savoia per le feste e i matrimoni di corte. Agli inizi del 1900 divenne stabile residenza della Regina Margherita e dal 1919 sede del Museo dell’Arredamento.
Recentemente restaurata, la Palazzina di Caccia di Stupinigi ha riaperto al pubblico dopo i primi interventi nel 2011 ed è spesso palcoscenico di importanti mostre. È possibile ammirare al suo interno l’Appartamento Levante, con splendidi esemplari di mobili del ‘700, sapientemente restaurati e riportati al loro antico splendore. Dal 2013, il percorso museale è stato arricchito dal completo restauro della scenografica Sala degli Scudieri, e dal progressivo restauro dei giardini, della facciata sud, della Sala di S. Uberto, del Salone Centrale e degli attigui appartamenti destinati al Re e alla Regina.
Il Castelvecchio, al momento non visitabile internamente, è un complesso medioevale fortificato abitato in origine dai Savoia-Acaia che nel 1439 lo vendettero al marchese Rolando Pallavicino. A differenza di quanto accadde per il Castello di Rivoli, Juvarra non tentò di inglobare l’edificio nella nuova struttura, esso fu adibito a magazzini e ad abitazioni per affittuari fino al 1776 e successivamente rammodernato e restaurato.

Numerosi sono i modi per godere di questo parco e trascorrere piacevoli ore all’aria aperta, per esempio approfittando delle molte aree adibite al pic nic, oppure percorrendo, in bicicletta o a piedi, i numerosi sentieri di terra battuta. All’interno del Parco sono presenti sei cascine, quasi tutte dalla tipologia a corte chiusa dedite alla produzione di cereali e all’allevamento bovino. Le Cascine più antiche sono quelle di Parpaglia, la cui torre circolare del castello risale al 1300, le Cascina Gorgia e le Cascine Piniere risalenti alla fine del 1400. Presso queste strutture sono disponibili diverse attività, infatti, oltre alla vendita diretta di ottimi prodotti del territorio, come il sedano rosso di Orbassano, Presidio Slow food, alcune di esse fungono da strutture ricettive e di ristoro.

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È possibile trovare una fattoria didattica per i più piccoli, dedicata ad attività di avvicinamento ed educazione ambientale con laboratori appositamente strutturati; un campo pratica golf e la possibilità di immergersi nel passato, prenotando rilassanti gite in carrozza o passeggiate a cavallo alla scoperta del Parco e della residenza, e per i più spericolati, divertenti escursioni con Segway.

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