Rata nece biti (non ci sarà la guerra)
Giovedì 29 Aprile 2010 08:15
Elisa Ravarino
Il Marcarolo Film Festival 2009 si è concluso con un ospite d’eccezione: il regista Daniele Gaglianone ha presentato il suo film documentario Rata nece biti (non ci sarà la guerra), un viaggio in Bosnia Erzegovina che ha vinto il David di Donatello 2009 come miglior documentario di lungometraggio. Il Festival ha omaggiato il regista torinese con la proiezioni di due suoi lungometraggi di finzione: Nemmeno il destino (Presentato alla 61° Mostra del Cinema di Venezia), che racconta la storia di tre adolescenti di una periferia in decadenza e del loro tentativo di sfuggire al proprio destino, e I nostri anni (Selezionato alla Quinzaine des Réalisateurs a Cannes nel 2001), un film sperimentale ed evocativo sulla memoria della Resistenza.
Rata nece biti (non ci sarà la guerra) Sinossi: La vita a Srebrenica, dove il tempo sembra essersi fermato ai giorni del massacro. Il villaggio di Suceska, tra il gregge del guardaboschi Mohamed e i sentieri di guerra. La Drina, il fiume di Aziz, ex combattente bosniaco scampato all’eccidio. Tuzla, dove all’International Commission of Missing Persons si conservano i resti esumati dalle fosse comuni, si ricompongono, si lavora per dare ai morti un nome e restituirli alla memoria delle famiglie. Sarajevo, in cui Zoran cammina sognando la città scomparsa insieme alla sua infanzia…e Lukavica, Sarajevo “serba”, dove ancora ribolle il nazionalismo. Altre storie, n Bosnia, nella distanza da un tempo, quello della guerra, che si ostina a segnare i giorni, le parole, i volti di chi, nonostante tutto, vive.
Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Aprile 2010 08:21
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Visioni di case che crollano
Giovedì 29 Aprile 2010 08:08
Elisa Ravarino
L'edizione 2008 del Marcarolo Film Festival si è conclusa il 5 ottobre 2008 con la presentazione da parte dell'autore, lo scrittore Gianni Celati, del documentario Visioni di Case che crollano.
Visioni di case che crollano La campagna attorno al delta del Po è costellata di casolari abbandonati. Il paesaggio attorno appare deserto, quasi del tutto privo di presenze umane. Su questo sfondo, alcuni personaggi raccontano le storie del loro legame con queste terre. Gianni Celati documenta con uno stile narrativo superbo la tragedia e la perdita di valori in questo nuovo paesaggio di desolazione.
"L’idea principale è di non mostrare le migliaia di case che crollano nelle campagne della valle del Po come malinconici resti del passato, ma come uno tra i più sorprendenti aspetti d’un paesaggio moderno. In un’epoca in cui si tende a restaurare tutto per cancellare le tracce del tempo, queste case portano i segni d’una profondità del tempo e così pongono la domanda: cosa fare delle nostre rovine, cosa fare di tutto ciò che è arcaico e sorpassato, e non può essere smerciato come un altro articolo di consumo? E’ un problema che diventerà sempre più pressante, e che già ora si pone nella riattivazione di molti luoghi lasciati in abbandono e trasformati in musei o spazi culturali" Gianni Celati
Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Aprile 2010 08:22
In un altro mondo
Lunedì 26 Aprile 2010 11:01
Elisa Ravarino

Il Marcarolo Film Festival 2009 è stato inaugurato con la proiezione, presso la suggestiva location del Forte di Gavi, del film In un altro mondo di Joseph Peaquin, direttamente dall’edizione 2009 del Festival del Cinema di Locarno, che racconta un anno con un guardiaparco del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Passo dopo passo, giorno dopo giorno, spesso in silenzio, seguiamo Dario Favre, guardia al Parco Nazionale del Gran Paradiso. La sua vita quotidiana è fatta di osservazione degli animali o salvataggio di stambecchi e camosci in difficoltà. L’ambiente è degno delle migliori cartoline postali; tuttavia il paesaggio incantato fatica a nascondere la severità della vita in montagna fatta anche di silenzi e solitudine che bisogna essere capaci di affrontare ed accettare, con il rischio di non farcela.
Ultimo aggiornamento Lunedì 26 Aprile 2010 11:17
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Il vento fa il suo giro
Venerdì 11 Dicembre 2009 09:18
amministratore

Venerdì 7 settembre 2007 alle ore 21.00 è stato proiettato al teatro civico di Gavi (AL), nell’ambito del video concorso “Parchi In Campo” in una serata speciale dal titolo “La montagna incantata – genti, immaginario, comunità tra Alpi e Appennino”, Il vento fa il suo giro, opera prima del regista bolognese Giorgio Diritti, pluripremiato e citato da Morando Morandini tra i film più belli dell’anno. Primo film girato anche in lingua occitana, prodotto da Aranciafilm e Imago Orbis (www.ilventofailsuogiro.com). Alla serata ha partecipato l’Ecomuseo dell’Alta Val Maira (co-produttore del film) che ha dato il via, alla fine della proiezione, al dibattito sui temi affrontati nel film. Di seguito si riporta, come approfondimento, uno stralcio del comunicato dell’ufficio stampa del film del 24/4/2007 (a cura di Michela Giorgini).
Approfondimento Il vento fa il suo giro, film rivelazione della 49a edizione del London Film Festival, ha ottenuto ben 11 riconoscimenti, tra cui il Grand Prix Annecy Cinéma Italien e il Prix CICAE – Premio della Confederation Internationale des Cinemas d'Art et d'Essai al 24° Festival d’Annecy Cinéma Italien, il Primo Premio Rosa Camuna d’Oro al 24° Bergamo Film Meeting, il Primo Premio al Lisbon Village Festival, Festival Internazionale del Cinema Digitale ed il Premio SIAE alla 1a Festa del Cinema di Roma.
Si tratta di un film “diverso” e coraggioso, che rappresenta una vera sfida alle consuete modalità produttive: senza beneficiare di finanziamenti statali, è stato realizzato grazie ad una particolare formula di autoproduzione che ha coinvolto l’intera troupe.
Un progetto sperimentale, parlato in tre lingue, italiano, occitano e francese, mantenute inalterarate con l’uso dei sottotitoli, la cui naturalezza e poesia vengono sottolineate dall’incantevole fotografia digitale di Roberto Cimatti (a.i.c.). Sullo sfondo dei paesaggi aspri e mozzafiato dell’Alta Valle Maira, nel cuneese, si svolge una vicenda che ruota attorno ai temi della diversità, visti sia come occasioni di crescita e scambio che come isolamento, sconfitta e “guerra”. Un pastore francese si trasferisce in un piccolo villaggio spopolato delle Alpi Occitane Italiane accompagnato dalla sua giovane famiglia, un gregge di capre e la sua piccola attività da artigiano casaro. Ben accolto, se pur non a braccia aperte, il suo arrivo diventa la dimostrazione di una possibile rinascita del paese. Ma, un po’ alla volta, alcuni tra gli abitanti iniziano a sentire troppo ingombrante questa nuova presenza, ed una serie di vicissitudini portano il paese a dividersi in due...
Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Aprile 2010 08:11
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